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lunedì 10 febbraio 2014

"Vladimir", il gay russo che chiede asilo politico in Italia

Intervistato dal Corriere della Sera, ha detto di chiamarsi "Vladimir", ma non sembra essere il suo vero nome; licenziato, aggredito, discriminato, per il suo orientamento sessuale. Un omosessuale fuggito dalla Russia, esasperato, per rifugiarsi in Italia. Adesso che il permesso di soggiorno sta scadendo, e a quanto dice i suoi conti bancari sono stati già congelati dal governo di Mosca, vorrebbe incontrare il premier Enrico Letta per parlargli delle condizioni in cui vivono e sono trattati gli omosessuali nello Stato di Zar-Putin, ma soprattutto per chiedere asilo politico.

Letta è stato l'unico leader dei grandi Paesi occidentali a partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Sochi: non senza contraddizioni, non senza polemiche - arrivate, come se fosse stato necessario cercarsele, anche da dentro il suo partito, il Pd. «E’ una scelta che rivendico. Significa esprimere, in una dimensione pubblica, la nostra concezione di libertà, di comunità, di rispetto dell’altro» aveva spigato così le motivazioni della decisione di partecipare, aggiungendo «ribadirò con assoluta nettezza la nostra contarietà a qualsiasi normativa discriminatoria contro gli atleti gay».

L'Italia per la Russia rappresenta il quarto più importante partner commerciale: gli scambi fanno registrare annualmente un valore di 42 miliardi di euro. Alla fine di novembre, Putin è arrivato in visita ufficiale in Italia e ha firmato altri 20 importanti accordi, in quell'incontro di Trieste.

La richiesta di "Vladimir" potrebbe essere motivo di forte imbarazzo per il premier italiano - come ha fatto notare Michael Day, inviato a Roma per l'Independent - sia perché Letta si troverebbe costretto a districarsi in un terreno delicato, che potrebbe intaccare i rapporti tra i due Paesi; sia perché focalizza l'attenzione su una materia dubbia e discussa, come quella dei diritti civili per gay e lesbiche in Italia.

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