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martedì 18 febbraio 2014

Pensieri sulle edicole e dintorni -1

Il mio ruolo nel mondo dell'informazione - e dunque del giornalismo, e di quel tipo di editoria - è molto marginale: diciamo che sono leggermente meno dell'"uno tra i tanti", tra l'altro non sono un giornalista. Dunque quello che dico qui, in questi post che forse seguiranno quell'"-1" del titolo, viene detto da lettore. Cioè dalla parte di quelli che consumano quel prodotto scritto, e non dal lato di quelli che lo producono, lo scrivono (dove qualche volta mi succede di stare).

Il settore è in crisi, si sa, si dice fino allo sfinimento in una sorta di mantra che ha accompagnato questi ultimi anni: e forse qualcuno ne ha anche approfittato come giustificativo per abbassare i livelli, si dice anche questo e pure si sa.

Il problema sono le vendite, il problema sono i consumi - anche, non solo, perché poi c'è tutta un'altra serie di cose di cui adesso non val la pena parlare. In realtà anche il problema delle vendite è molto complesso e articolato, tanto che quello che sto per dire, potrebbe sembrare banalmente non risolutivo.

Però è da parecchio che penso che la cosa veramente necessaria sia iniziare a vendere i singoli articoli - non è una novità, sto scoprendo l'acqua calda, lo so. Mi spiego, per quelli che seguono poco certi tipi di ragionamenti che dovrebbero appassionare soltanto gli addetti ai lavori - non me, dunque, se non marginalmente.

Il punto è questo: in uno dei settimanali in edicola in Italia in questi giorni, c'è un articolo che mi interessa. Uno, uno soltanto tra quelli che ho potuto vedere nel sommario. È del tutto normale che sia così: tutti noi abbiamo interessi relativi a certe cose, e contemporaneamente tendiamo più o meno a fregarcene di altre. Soprattutto, non vorremmo pagare per ciò che non ci interessa. Ma un magazine è fatto di tanti contenuti, spesso diversi, e tra questi ci sono quelli che vogliamo leggere e gli altri che saltiamo di netto. O che magari, leggiamo soltanto perché "erano lì" nella rivista, forse togliendoci tempo e energie per leggere altro, da altre parti, che avremmo preferito e che invece non abbiamo comprato perché era su quell'altro mensile là e non è che posso spendere tutto lo stipendio in riviste, che poi devo mangiare, i soldi son pochi i pagamenti tanti e le fatture fatico ad incassarle, e via via di cose così, che n'è pieno il mondo.

Allora mi chiedo: perché non permettermi di comprare ogni singolo articolo? Faccio un esempio: il costo della rivista completa è di 3 euro. Prendi tutto a quel prezzo, mentre per il singolo articolo - i numeri sono trascurabili - devi darmi 0.15 centesimi. Sicuramente io, che non ho comprato quella rivista per 3 euro, avrei speso invece 15 centesimi per quell'articolo, permettendo quindi un incasso ulteriore - non comprerò quel giornale, dunque 15 cent sono meglio di zero per chi deve far cassa. (Poi il costo può essere ovviamente variabile: il direttore e l'editore sanno benissimo che all'interno del proprio magazine ci sono pezzi che non valgono niente e reportage che invece valgono l'interno prezzo di copertina).

Capisco perfettamente che questo è impossibile con i giornali di carta, ma il supporto digitale - che sta diventando maggioritario - permetterebbe certe cose con estrema facilità.

Singoli contenuti. Informazione su misura. Faster please.



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