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lunedì 24 febbraio 2014

Opinione non necessaria sul governo Renzi

Oggi alle 14 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha cominciato il suo primo discorso da premier incaricato all'interno del Parlamento. Giuliano Ferrara che ha fatto un liveblogging, molto spesso divertente e veritiero, ha commentato a SkyTg24 «Il discorso più brutto della storia repubblicana, giolittiana e mussoliniana», esagerando come al solito - come se dare un'opinione originale e sferzante, significasse per forza avere un'opinione intelligente - ma stavolta nemmeno troppo. In realtà infatti, quello di Renzi non è stato un intervento eccezionale: meno lucido di un discorso scritto, meno caldo di un discorso a braccio. In fondo, però, ci sta tutto, non fosse altro per l'emozione della prima volta.

Attualmente la seduta è sospesa in attesa delle lunghissime - presumibilmente - risposte dei senatori e delle dichiarazioni di voto: l'unica cosa interessante a questo punto, sarà attendere la replica dei 5 Stelle, che sono stati più volte imbeccati nello speech di Renzi. Perché i numeri non dovrebbero essere un problema: ne servono 161 di favorevoli, si dovrebbe arrivare a 172/172; tanto che l'attenzione si è spostata sui contenuti del discorso (miracolo!), dopo che nelle ultime ore ci si era concentrati sulla possibilità che si arrivasse addirittura corti a quel conteggio: fantasia, forse. Così come era stato di pura fantasia, l'argomento di dibattito che aveva accompagnato la nascita di questo primo esecutivo: il "totoministri". Tutta roba da retroscenisti e giornalisti politici, che più che su fatti sono costretti a basare i loro pezzi sulle chiacchiere del Palazzo, messe, a volte sapientemente a volte meno, in giro in una sorta di flipper, dove per ogni rimbalzo la pallina accumula punteggio.

Detto ciò, tralasciando la cronaca e dando per scontata la fiducia, adesso che quella lista di persone che andranno ad occupare i vari Ministeri è stata definitivamente consegnata al popolo italiano, e che (come sempre accade) sconfessa la gran parte delle previsioni, due parole ma giusto due, vale la pena spendercele.

La squadra di governo, parer mio, non è eccezionalmente forte: io mi aspettavo una corazzata blairiana, invece mi ritrovo una sorta di pentapartito, che accontenta cencellianamente un po' tutti, vicini e lontani. E perché chi ha detto che si è preso paro paro le regole del Cencelli, forse non s'è troppo sbagliato. I nomi messi in campo, rappresentano una necessaria volontà di stabilizzare le situazioni, senza far ulteriori torti a nessuno e mantenendo per quanto possibile dignitosa la propria integrità e retta la propria visione. Per quanto possibile.

Fin qui la critica: andiamo oltre. Facendo appello a quel soffio positivo che deve necessariamente accompagnare le cose nuove - tutte, principalmente quelle che in fondo ci piacciano, e a me Renzi al governo piace - cercherò di parlare di un paio di cose di cui sono soddisfatto.

S'è detto che il governo non è un governo potente: è un governo di staff, dove Renzi fa la parte del leader, del riferimento, ancora di più di quanto già non lo faccia di solito. Questo non è necessariamente un male, anzi. Se Renzi ha veramente intenzione di procedere come un treno sulle riforme e su quei contenuti che oggi presenterà alla Camera Alta, c'è bisogno di pochi intralci: tradotto, c'è bisogno di gente tra i ministri, che lavori nella direzione del programma renziano, senza la necessità di far valere troppo le proprie posizioni. In questo meglio figure leggermente più deboli: tradotta ancora, per certe cose serve una squadra di gregari, di portatori d'acqua, e non di campioni. Poi, magari, arrivati a un certo momento, quando i vari passaggi avranno permesso l'avanzamento del programma fino ad un buon punto, ci sarà tempo per rimpasti vari (o chissà, per tornare alle urne?). Faccio notare, che il "discorso gregari" non vale per Padoan: il nuovo ministro dell'Economia è un vero campione di fama mondiale (OCSE e Fmi parlano per lui): scelta cencelliana per accontentare i dalemiani, mi si potrebbe far notare; sì, forse, ma buona, se non ottima, scelta comunque.

La secondo cosa che personalmente reputo positiva, è la sostituzione di Emma Bonino dal ministero degli Esteri. Non tanto per l'ingresso di Federica Mogherini, della quale ho stima ma non riesco a immaginarmi che ministro sarà. Parto dalla considerazione che circola tra i più sgamati, anche renziani: se c'è un ministero dove conta l'esperienza e la rispettabilità (possibilmente internazionale) più che la voglia di rinnovare, quello è gli Affari Esteri. Bonino era esperta e rispettabile? Sì, anche a livello internazionale Bonino godeva della stessa considerazione di cui gode in Italia: una persona onesta, aperta, competente, tanto che la sua era una posizione intermedia tra quella di tecnico e quella di un politico. Su questi temi, più o meno argomentati, gira la delusione dei più sulla sostituzione alla Farnesina. Credo però che molti hanno dimenticato diverse questioni: magari mettendo davanti il buon risultato ottenuto con il ritorno in Italia della perseguitata politica Shalabayeva ("chi l'ha fatta tornare viene sostituito, chi ha combinato il disastro resta ministro", è per esempio uno dei fulcri del ragionamento di Luca Sofri). Premesso che per certi aspetti dai fatti della tremenda (anche fosse solo dal punto di vista della rispettabilità internazionale, tralasciando gli aspetti umani ed emotivi) vicenda Bonino non ne è avulsa, ci sarebbe anche dell'altro - e dell'altro meno tecnico e puntuale - da valutare. Ci sono due grandi scenari da sfondo a tutta la politica internazionale, e sono la guerra in Siria e il nucleare in Iran. È innegabile che dietro a queste due vicende si stia dipanando il ruolo delle future relazioni diplomatiche a livello globale. Su queste non si può certo dire che l'Italia stia giocando in prima piano: nonostante Bonino (gaffe del velo a parte) sia stata l'unico ministro occidentale ad andare in visita ufficiale a Teheran dopo anni di isolamento, il nostro Paese non è di certo il player diplomatico di riferimento per la questione iraniana: tra il 5+1, cioè i sei paesi che stanno portando avanti le trattative sul nucleare, l'Italia non c'è, pur essendo uno dei membri del G8. Così come lo stesso vale per la questione siriana, dove al di là di una conferenza di pace che si organizzerà sul nostro territorio, e di cui ultimamente non s'è detto più niente, ai vari incontri ("Ginevra 1", "Ginevra 2", e repliche varie) la nostra voce non è che sia stata così centrale - detto eufemisticamente. C'è di più: arrivando ai giorni appena trascorsi. A trattare con il regime di Yanukovich sono stati inviati tre ministri degli Esteri in rappresentanza dell'UE: neanche a dirlo, tra questi Bonino non c'era. E che dire dei marò in India? Spostare l'attenzione dell'Onu sulla vicenda sarebbe stata una strategia ottimale - anche perché l'India ha interesse ad ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza -, ma Ban ki-Moon ci ha risposto picche: risultato non buono, dunque.

Sicuramente Bonino ha pagato la scarsa credibilità e rispettabilità internazionale che l'Italia s'è costruita nel tempo - anche per colpa di chi l'ha rappresentata prima di lei -, però è innegabile che andando oltre le sue elevatissime capacità, alla fine i risultati non sono stati eccezionali. Sostituirla non è stato deludente, dunque: ora c'è da chiedersi se Mogherini farà meglio, ma per questo ci vorrebbe la sfera si cristallo per leggere il futuro. Sicuramente penso che Mogherini sia capace di molto, in barba all'inesperienza (su questo, poi ci rivedremo e ne riparleremo).

Chiudo con un ultima cosa: tra i delusi dal governo, ci sono anche quelli che hanno l'orticaria pensando che Alfano e un paio dei suoi fanno parte della squadra. Ricordo che la situazione è questa: non c'erano altre possibilità potabili - per quanto pure io non ami il sapore di questa scelta. Su Guidi e Poletti, invece, credo che si poteva cercare meglio - anche per tenere in primo piano la questione del conflitto d'interessi.


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