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sabato 15 febbraio 2014

Ok Leonelli

Conosco personalmente Giacomo Leonelli, avvocato perugino, già presidente (Pd) del Consiglio provinciale di Perugia, compagno di penna sull'ormai da me colpevolmente trascuratissimo qdR Magazine.

Giacomo si candita alla Segreteria del Partito democratico in Umbria. È in gamba, ha molte belle visioni, schiena dritta, passo svelto: ha un difetto, è renziano, come me!

Domenica io vado a votarlo: basta una scheda elettorale e 2 euro in tasca (qua le info, per quelli di Bastia). Non serve di essere iscritti al Pd.

Votare Leonelli significa di sicuro fare la scelta impopolare: Leonelli non è un candidato d'apparato - e non state ad ascoltare le chiacchiere legate a qualche nome, che nella normale fisiologia delle cose, è finito in mezzo alle sue liste. Leonelli ha un grosso compito davanti: rendere questo partito credibile, di nuovo, ancora.

La credibilità è la parola del suo futuro e di quello del Pd in Umbria (e non solo), gli l'ho detto l'altro ieri - e per farlo dovrà uscire da quella, benedetta «Comfort Zone» di cui parlava Blair sul NewStateman tempo fa: pezzo che non mi stancherò mai di ripetere, rappresenta la linea futura di tutta la politica di sinistra mondiale.

La sinistra in Umbria, invece, ha governato per decine di anni in continuità: un governo sulneldel, territorio, che ha troppo spesso, dimenticato il con e il per. È questo il problema di quando le radici si affossano nel tempo. Si diventa parte di un sistema, e non se ne è più i regolatori, i costruttori, i modellatori: l'alternanza è ossigeno per la democrazia verrebbe da dire.

La nostra regione ha per un lungo periodo rappresentato il buon governo della sinistra, il simbolo di un certo genere di progressismo, ancorato ai valori delle tradizioni locali: ma negli ultimi tempi, tutto questo si è trasformato nel peggior conservatorismo, infangato dagli intrecci d'interesse, modesta energia dell'idee, egotismi e spirito di affiliazione, convenienze di bottega, paura del futuro. L'immagine richiama Dunarobba - la foresta fossile.

Il motivo è da ricercare in diverse questioni, tutte legate al modesto rinnovamento di una classe dirigente, molto spesso avvenuto secondo logiche di convenienza. I guai del Pd insomma, riassunti in una piccola regione: una roccaforte rossa in liquefazione. Decadenza, per usare un termine à la page qualche mese fa, di una politica impigrita ormai giunta al capolinea.

Dietro c'è un'autoreferenzialità quasi legittima, umana, comprensibile al limite, di chi ha governato per anni e su questo basa il proprio feeling con la costituency: come fosse inutile curarsene. C'è la fiducia nella cabina elettorale, e su questo si va avanti. Un credere che quel che si è fatto è tutto giusto, un sottovalutare che il sistema si è incarnito, avvolto su stesso, invaginazione di elettori ed eletti legati da uno stesso budello di interessi.   

Una classe politica che per anni ha amministrato senza contatto con la realtà, l'elettore come segmento laterale di un sistema che si reggeva e si regge su sé stesso, in equilibrio precario, da non disturbare. Un partito immobile, rinoceronte spento, sordo verso gli altri, arroccato nei posti di comando. Ma la realtà, quella realtà, circostante si è messa a correre, dinamiche entropiche dai ritmi incomparabili e il sistema, quel sistema, comincia a traballare - e insieme sono iniziati gli scandali e le inchieste, come nodi che tornano al pettine.

E adesso?

La nota positiva sta in figure come Giacomo, e soprattutto nella speranza che i figli di quella generazioni malsana, abbiano imparato dalle proprie origini cosa non essere. La speranza è nascosta in molte associazioni, troppo poco frequentate e spesso tarpate - la radicazione del potere resta comunque forte, nonostante le evidenze, e alcune realtà possono essere scomodo per la perpetrazione dei vecchi metodi, dei vecchi interessi.

Ma ci sono menti, idee, culture e visioni fresche: partecipazione, interesse, attività. La speranza resta nello straordinario risultato raggiunto da Matteo Renzi alle passate primarie, vincitore in un territorio che rappresenta il paradigma della rottamazione e delle sua necessità. Segno, indiscutibile, che la gente cerca il cambiamento, il rinnovamento.

Nota: il titolo di questo post, è una citazione a "Ok Computer" il disco consacrazione dei Radiohead. Al di là della visionaria lettura di un futuro mondo orwelliano - il disco è del 1997, lontano dalle cronache dei vari Snowden - rintracciabile su tutti in Karma Police, la psicopolizia dell'anima che controlla le nostre menti, c'è un altra canzone storica: No Surprises. Una sorta di denuncia contro uno stato che non ascolta i cittadini: un po' insomma quello che il Pd ha fatto qui in Umbria. Un partito curiale, lontano dalla gente. Non avrò sorprese: con Leonelli non sarà più così. 

Per info, il sito è questo http://www.giacomoleonelli.it


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