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giovedì 6 febbraio 2014

La difficoltà di barcamenarsi nella doppia-morale

Sicuramente non è stato elegante Ugo Cappellacci, candidato del centrodestra alla presidenza della regione Sardegna. La frase incriminata, è stata pronunciata al programma di Radio2 "Un giorno da pecora" e poi finita al centro del solito vortice mediatico, che l'ha portata alle orecchie di tutti. Usare lo strumento dell'imperfezione fisica come arma politica, non è granché; usarlo contro una donna lo è ancora meno, se non altro perché richiama quello stereotipo del "fisico perfetto" che è stato per anni combattuto anche per salvare da gravi malattie psico-alimentari milioni di ragazze - e in più, perché permette a milioni di "cingottatori seriali" di trovare terreno fertile per utilizzare i termini à la page dell'immediatezza, senza nemmeno riflettere su tutto il contorno (vedi caso dell'uso disinvolto che in questi giorni si è fatto della parola "fascismo").

S'è parlato di sessismo, ma meno s'è parlato del fatto che Michela Murgia - contender di Cappellacci, con la lista civica Sardegna Possibile - aveva definito l'attuale governatore «lo Schettino della politica». Linguaggio altrettanto inelegante, e soprattutto forte: non foss'altro, di nuovo, perché tirava in ballo il comandante della Costa Concordia, accusato tra le varie cose di omicidio colposo plurimo (dunque un assassino in giudizio), e utilizzava quell'evento drammatico che ha spezzato le vita di trentadue persone (e segnato indelebilmente quelle di altre migliaia), per fare campagna elettorale. E, aggiungo, per seguire l'onda del momento, definire il Governatore di una regione un assassino, non mi sembra un gran segno di rispetto per le istituzioni. Ma nel caso di Michela Murgia, scrittrice, intellettuale ("parecchio-organico"), certi scivoloni magari possono anche essere perdonati, e certi linguaggi si può anche cercare di farli passare sotto la famosa licenza poetica con cui le nostre maestre bollavano errori marchiani, con il fine di insegnarci freddamente le regole grammaticali.

Questo non significa certamente che il "pane per focaccia" di Cappellacci sia giusto, anzi; però è giusto inserire tutto l'accaduto nel contesto.

Il problema nel gestire una doppia-morale sta proprio nell'assenza di discernimento.

Quando giorni fa quell'esponente fin prima sconosciuto (e adesso altrettanto a dire il vero, al punto che a memoria, così su due piedi, pochi se ne ricordano il nome del M5S), ha accusato le parlamentari del Pd di essersi guadagnate i galloni politici, soltanto grazie alle proprie abilità sessuali, l'indignazione - giusta, per carità - del popolo della sinistra italiana, si dev'essere dimenticata del quanto ridere facevano gli spettacoli di quella comico ("comico organico", anche lei, "organicissimo" direi) che accusava delle stesse maestrie l'allora Ministro Mara Carfagna.

E a tutti, leggendo gli insulti follemente puerili contro il presidente delle Camera Boldrini - o quelli più recenti verso Vendola - apparsi sui profili social network di Grillo & Co., deve essere passato di mente quando al centro di situazioni del genere ci finivano i membri del governo Berlusconi. A molti di penna muniti, sicuramente, la questione è sfuggita perché ai tempi consideravano "l'Internet" uno strumento, un'esclusiva per ragazzi, un non-posto da sminuire; poi adesso, che hanno cominciato a bazzicare - ob torto collo sia chiaro - si sono resi conto che in quelle piazze c'è tutto quello che c'è nel Paese, e molti dei presenti si muovono in quei luoghi anche influenzati dalle raffinate penne di quegli stessi editorialisti, e magari avranno cominciato a capire quanti danni sta ancora combinando un certo genere di opinionisti logori e stanchi.

E molti, distratti, avranno anche perso dalla memoria quei passaggi di politica di alto livello, in cui membri della sinistra e intellettuali profumati da salotti e redazioni, prendevano di mira per "difetti fisici" i vari Berlusconi di turno o  - per grazia di Dio, non apriamo il capitolo - i Brunetta che siano.

Il rischio della doppia morale, è dunque strettamente legato alla memoria umana. Senza scomodare Henri Gustav Molaison, è uscito da poco sul Journal Neuroscience uno studio in cui si sostiene che la memoria umana si adatta in modo sempre mutevole all'ambiente che la circonda, utilizzando la parte del cervello denominata Hippocampus per ristrutturare il passato con aggiornamenti che si adattano meglio alle circostanze correnti.

Nel sottolineare, come spesso accade, la rapida accelerazione con cui ormai ogni discussione, anche futile, anche stupida, anche sbagliata, che prende forma nella Rete, passi direttamente al centro del dibattito pubblico senza il necessario filtro di cui i media dovrebbero occuparsi - ma anzi, tanta è la fame di condivisione che ci si rimbocca le maniche e si calca quanto più possibile la notizia -, non resta che una speranza.

Sia mai che stavolta la questione della rielaborazione analizzata in quello studio di Donna J. Bridge sulla memoria umana, non trovi conferme: e anziché rielaborare le informazioni adattandole al presente, tutta questa indignazione e pudicizia, questo senso di disagio che l'opinione pubblica sembra provare verso certi toni, sia il segnale di un vero cambiamento del linguaggio, del riappropriare le parole di senso proprio, del rispettare davvero tutto di chi ci sta di fronte.

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