Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

martedì 4 febbraio 2014

I 60 miliardi, noi e loro

È girata molto in questi giorni - il motivo non ve lo sto nemmeno a dire, ma pesca molto anche in sul giornalismo in Italia fatto per sentito dire - la notizia secondo cui la Commissione Europea avrebbe stimato che la corruzione costa allo Stato 60 miliardi l'anno. Tutti i principali (Repubblica, CorSera), e anche i meno principali, organi di informazione italiana hanno ripreso il dato, con articoli e commenti che potete immaginare.

La questione è che quel dato non è vero, e non ha una base scientifica di provenienza - a dire la verità, a quanto pare, sembrerebbe che anche la stima della Commissione Europea non esista: a pagina 4 del documento, c'è scritto che la Commissione si è limitata a riprendere un dato della Corte dei Conti italiana senza fare conteggi propri.

Nessuno di quegli organi di informazione si è chiesto, evidentemente, se ci si poteva fidare: come balene impazzite, tutti si sono spiaggiati sulla notizia (bufala) senza rifletterci troppo su. E il bello è che, come se non bastasse, era arrivata anche una specie di smentita della Commissione, diffusa dall'Ansa, ma che quasi nessuno ha - ovviamente - ripreso.

Come al solito l'unico che si è posto la domanda su come sono andate le cose è stato Davide De Luca, che ha ricostruito per il Post i contorni - a quanto pare storici - della vicenda, in due articoli: qui e qui.

Per chi fosse interessato a farla breve, riporto il passaggio fondamentale:
Il 27 febbraio 2009 il SAET [Servizio anticorruzione e trasparenza del ministero. ndEm] appena fondato consegna al parlamento un rapporto in cui parla di “stime che si fanno” (cioè stime che girano, non frutto di studi del SAET) e le definisce “opinioni” [si tratta di quei famosi 60 miliardi, una chiacchiera che gira, insomma]. Nel giugno del 2009, cioè pochi mesi dopo, il procuratore generale della Corte dei Conti Furio Pasqualucci attribuisce al SAET le stime fatte da non si sa chi e trasforma le opinioni in un’approssimazione credibile. Pasqualucci viene smentito dal SAET nella relazione 2010 (in cui addirittura definisce il dato una “bufala”), dalla stessa Corte dei Conti nel 2012 e da quasi tutti gli altri uffici della pubblica amministrazione che hanno utilizzato questa stima. Nonostante tutto questo la Commissione Europea ha deciso di utilizzare questa “stima” nel suo rapporto e di attribuirla erroneamente alla Corte dei Conti.



Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie