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mercoledì 19 febbraio 2014

Chi e dove combatte in Siria

I giornalisti della PBS Evan Wexler e Sarah Childress, in collaborazione con alcuni esperti e analisti, hanno creato una mappa per individuare quali sono, e da chi, le varie zone controllate dai combattenti nel conflitto siriano.

Il conflitto ha da sempre assunto condizioni di estrema liquidità, dunque è difficile definire con esattezza certe situazioni; per di più le difficoltà aumentano se si pensa che i vari gruppi rappresentati (minoranze curde, milizie governative ed esercito regolare, milizia jihadiste con l'Isis su tutte, e quella che possiamo definire l'"opposizione maistream") sono tutti in lotta tra di loro. Se si escludono infatti i miliziani curdi, che lottano esclusivamente al nord, anche qui nella continua ricerca di un'indipendenza sempre soffocata, le altre fazioni sono contrapposte. Per primo le stesse forze degli insorti: dove le posizioni rappresentate da Isis e opposizione sono completamente diverse. Da un lato il califfato e la sharia, estremizzando ancora il piano di al-Qaeda; dall'altro libere elezioni e democrazia (per molti in uno stato laico).

Tali circostanze sono il paludoso terreno dove dovrebbe poggiare le fondamenta il processo di pace: a questa si aggiunge una questione ancora più pragmatica. Quella liquidità del fronte, è dovuta anche al fatto che nessuna delle forze in campo può contare su una vera supremazia militare, una forza tale da definire una vittoria - anche in quelle zone controllate, che potrebbero passare di mano con buona facilità. Anche perché sconfiggere una forza, significa comunque doverne sconfiggere un'altra ancora. 

Davanti una situazione del genere, le uniche due vie per risolvere il conflitto, sono o una difficile - se non impossibile finora - pace concordata da tutte e tre (o quattro con i curdi) le fazioni, o la vittoria di una sulle altre - circostanza altrettanto complicata, anche con gli aiuti militari occidentali.

Syria’s Shifting Battle Lines

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