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sabato 15 febbraio 2014

C'è qualcosa che non quadra nell'account Twitter di Obama

È l'enorme macchina elettorale, trasformata in associazione per il sociale dopo la vittoria alle elezioni, Organization for Action, che scrive i tweet del presidente Obama - è scritto chiaro e tondo sulla descrizione del profilo Twitter @BarackObama.

Ma questo agli americani non va molto giù, soprattutto perché l'organizzazione tiene aperto un altro profilo e non indica mai quali sono i messaggi diretti del presidente - che dovrebbero essere siglati dalla firma "-bo".

Del rapporto controverso - anche in termini economici - tra l'account, i media e i follower (oltre 41 milioni), ne ho scritto su Formiche. E allora, tralasciando per un attimo i fatti, scritti nell'articolo, voglio invece lasciare qui la mia opinione.

Perché quella che sembra una questione banale - "come pretendi che il capo del mondo libero, possa trovare il tempo anche per il tweeting", è l'argomento di fondo -, invece non lo è. È ovvio, banale, che ci sia uno staff addetto alla gestione di social network; figuriamoci se uno, conoscendo minimamente quello che è stata anche solo semplicemente l'ultima campagna elettorale di Obama, possa pensare che sia diversamente. Il ruolo dei social network, s'è detto alla stanchezza anche se qualcuno ancora non ha capito bene, è centrale e cruciale nell'esistenza dell'attuale società: e dunque diventa uno spazio non-solo-non-trascurabile, ma anzi di primissimo piano.

Il punto però, è che un utente che segue un politico, pensa di trovare espresse anche in quegli spazi le proprie dichiarazioni, che altro non sono che la rappresentazione scritta delle visioni che quel politico ha rispetto ai vari affari correnti. Non importa che sia su una serie Tv, o su una questione di sensibilità mondiale: anche se a scrivere il tweet non è sempre lui in persona ma il suo staff - la famosa dicitura "st" -  quello che esce è comunque rappresentativo di quel politico, e non dello staff e non certo del chi-per-lui scrive.

Il problema con OFA, è che questa distinzione non è assolutamente chiara: anzi. A quanto pare escono tweet piuttosto indipendenti, quasi mai marchiati "-bo" - che sta ad indicare il cinguettio presidenziale diretto - e molto spesso controversi. Perché al di là di questi aspetti, che potrebbero avere una dimensione di ordine superiore, quasi bizantina delle cose - la linea strategica, le visioni sociali, l'uomo, il politico, il feeling con la costituency, e via dicendo - la questione assume anche contorni più materiali.
Chi garantisce, per esempio, che OFA non lucri dietro a questo comportamento? Per capirci: se esce un tweet come quello in cui il presidente dichiarava giorni fa di non vedere l'ora di guardarsi la nuova stagione di "House of Cards", chi può garantire che HBO - la casa produttrice della serie - non finanzi OFA, e il tweet non sia un "(ri)pagamento" di quel finanziamento in termini di pubblicità? (Ricordando, appunto, che quel messaggio arriva ben oltre i 41 milioni di follower - che sono comunque tantissimi. E la questione non riguarda solo il numero delle persone raggiunte; ma riguarda il fatto che quello che esce da quell'account, esce da una delle voci più autorevoli del mondo. Autorevoli su tutto).

Dunque, per me, anche questa della gestione dell'account, rientra tra le varie questioni da rivedere della strategia politica di Obama.

    

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