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martedì 14 gennaio 2014

I nuovi (peggiori) guai di Christie

Non bastasse la questione della chiusura "politica" del George Washington Bridge - ponte che collega Manhattan al New Jersey - di cui molto si parla di questi giorni, a scuotere l'animo e il presente/futuro di Chris Christie, ci s'è messa un'altra inchiesta. (Ne ho scritto per Formiche "I guai di Chris Christie si complicano").

Stavolta si parla dei soldi pubblici stanziati dal governo federale per il post-Sandy. Una parte di questi (25 milioni di dollari), destinati al rilancio del settore turistico nel New Jersey, sarebbero stati spesi per una campagna pubblicitaria - "Stronger than the storm" il titolo - che vedeva lo stesso Christie "molto in primo piano". Al governatore, si contesta l'assegnazione dell'incarico alla società di comunicazioni MWW, che ha vinto sebbene avesse presentato un'offerta più alta degli altri.

Praticamente lo si incolpa di aver scelto quella campagna pubblicitaria e non le altre, perché lo vedeva protagonista, e dunque ne avrebbe tratto consensi e vantaggio elettorale - o di aver fatto costruire gli spot ad uopo.

Si vedrà come finiranno le inchieste: per Christie, probabile candidato repubblicano alle prossime elezioni, la questione è spinosa. Al rischio estremo, che salti la candidatura, si contrappone quello non troppo minore, che la popolazione americana - che lo conosce solo superficialmente - sbatta contro queste sgradevoli storie, accomunando il personaggio ai peggiori paradigmi politici e bruciando tutto quello che di buono Christie può rappresentare - in primis la moderazione.


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