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giovedì 12 dicembre 2013

Selfie diplomacy 2

È girata - per il mondo - la polemica sul selfie di Obama, Cameron e il primo ministro danese Helle Thorning-Schimidt, durante il memoriale per Nelson Mandela organizzato martedì 10 dicembre a Johannesburg, in Sudafrica. Si contestava ai tre, un atteggiamento poco consono a un'occasione triste come le esequie di Madiba. E la questione non si è fermata semplicemente ad un certo tipo di giornali - il Sun ha titolato "No selfie respect", per capirci. Via subito tutti, a chiamarla "selfiegate", allora.


Complice la crescente demonizzazione dei vari Twitter, dell'iper socializzazione e dei selfie stessi, a cui si aggiunge l'universale sentimento anti-establishment, i tre hanno tutti, più o meno, dovuto dare spiegazioni - sottolineando come il clima, al di là delle strette contingenze, era comunque festoso - e porgere pubbliche scuse. Addirittura Cameron ne ha dovuto riferire in parlamento (qui il video), uscendo dalla domanda  straordinariamente british del membro degli alleati di governo (i Lib-dem) Martin Horwood - «Il primo ministro ha per caso avuto l’opportunità di discutere sull’utilizzo dei cellulari in ambito internazionale con qualche capo di governo europeo negli ultimi giorni?» - con un'altra risposta altrettanto british e altrettanto eccellente: «È sempre opportuno ricordarsi che le telecamere sono sempre accese. Ma a mia discolpa vorrei ricordare che Nelson Mandela ha avuto un ruolo straordinario nel riunire le persone. E quindi quando un membro della famiglia Kinnock mi ha chiesto di farsi fotografare con me ho pensato che fosse cortese dire di sì».

Helle Thorning-Schimidt è sposata con il figlio di Neil Kinnock, storico leader laburista.

D'altronde Cameron, non è la prima volta che si trova in mezzo a una "questione dei selfie".




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