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lunedì 9 dicembre 2013

Renzi, all over the world

Che si dice in giro per il mondo della vittoria di Matteo Renzi alla primarie del Partito democratico?

Il Wall Street Journal, senza troppa originalità, lo ha definito «la stella nascente della sinistra italiana», «che tiene regolarmente discussioni su Twitter con i suoi seguaci, ha carisma e abilità comunicativa tali da poter potenzialmente competere con Berlusconi». Poi, anche il WSJ è scivolato nella facile retorica del Renzi - che «ascende» - che potrebbe essere un nuovo problema per il governo Letta.

Alan Johnson della BBC lo ha invece eletto «nuovo Blair» - con buona pace di quelli del Manifesto che si dicono un po' confusi, e lo credo - e continuato dicendo che «trasuda un'energia irrequieta. Gli piace passeggiare sul palco in jeans neri e camicia bianca. È rilassato e tranquillo, veloce e scorrevole mentre parla senza appunti, spaziando attraverso molti problemi dell'Italia e offrendo soluzioni ad ampio spettro».

Il Guardian - giornale di indirizzo progressista - fa un'ampia carrellata su tutto il piano programmatico renziano, indicando il punto in cui si menziona la riduzione della pressione fiscale, come il motivo per cui il neosegretario sta riscuotendo diverso successo anche tra l'elettorato di centro-destra - la ragione sarebbe che l'argomento è stato un cavallo di battaglia berlusconiano.

Per il Telegraph, l'elezione di Renzi è un bene, anche perché lui non è «cresciuto alle spalle del più grande partito comunista d'Europa» - con buona pace, di nuovo, di quelli del Manifesto - e definisce questo passaggio «una trasformazione». Di «radicale cambiamento d'epoca» parla invece El Pais, che potrà, secondo il quotidiano spagnolo, rivitalizzare il centro sinistra italiano. Sempre in Spagna, El Mundo, parla anche di chi in Italia critica Renzi, perché «lo vede un giovane Berlusconi sia per il suo populismo, sia per la sua posizione sull'economia, chiaramente liberale».

Pure in Francia si sottolinea la novità della figura di Renzi: Liberation lo chiama «il volto nuovo della sinistra italiana», il corrispondente romano di Le Monde lo indica - con accezione positiva - come un «estraneo in casa del Partito democratico» italiano.


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