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domenica 8 dicembre 2013

Oltre Renzi

Quando oggi ci ritroveremo a votare per le primarie Pd, avremo una consapevolezza che andrà al di là della nostra preferenza. Consapevolezza oggettiva, che travalica le scelte soggettive: Matteo Renzi è – comunque vadano le cose – il "Fenomeno" della nostra fase storica e politica.
Ed è tutto lì, per il momento, attorno al linguaggio, alle parole, che si spiega. Esattamente come quando arrivò in Italia il "Fenomeno", quello calcistico: quel Ronaldo che era quel che era - anche se poi doveva dimostrarcelo a noi italiani, ché mica ci fidiamo dei campionati al Barça al PSV, esattamente come per Renzi gli anni da sindaco di Firenze -, senza ancora aver segnato il primo gol, aver steso l'avversario con il primo elastico. La rivoluzione era passata dal linguaggio: fenomeno parola confinata nelle bocche di quelli del meteo, è entrata nell'uso comune, riappropriata del ruolo, uscita dal confino, diventata anche un epiteto. E non è stato lo stesso per "rottamazione", finora legata solo a spot con Taeg e modelli common rail? O, continuando, il caso di "adesso", avverbio riempito del peso culturale del cambiamento – come se quello del presente non bastasse già.

La parola con cui Renzi s'è presentato a questo secondo giro elettorale è "oltre": "Oltre la rottamazione" il libro che raccoglieva il testimone dell'anno scorso, per passarlo alla volata finale. E "oltre" è diventata talmente tanto la parole del momento, che Grillo e tutto lo staff intorno la Panoramix riccioluto della democrazia diretta, non ha saputo scegliere di meglio per il #V3Day di Genova – e non credo alla disattenzione.

Renzi dunque, è già diventato un Fenomeno sociale, un graffito storico, un linguaggio, appunto. Di questi anni di Renzi, resterà il segno non soltanto nell'eclettica politica italiana, ma proprio nel tessuto sociale. Non siamo ancora alla trasformazione in verbo: ampio spazio ai critici che attaccano i sostenitori "a una passo dall'idolatria", ma per verbo qui s'intende l'accezione grammaticale, il "googolare" con cui chiamiamo ormai le ricerce in Internet. Ecco non esiste un "renziare". Ma il confronto televisivo di qualche giorno fa, che si voglia o no, che piaccia o no, è stato un confronto condotto sui toni del sindaco di Firenze. Aperto, schietto, chiaro, ampio, leggero. Orgoglio, puro, per un partito che ha in mano il futuro. Hanno "renziato", insomma.

L'esperienze di questi mesi in quel bellissimo spazio che è Leopolda, i tantissimi post, il mare di ragionamenti, opinioni, idee, pensieri, sono ulteriore testimonianza di come le visioni di Renzi – "il renziare m'è dolce in questo mare" – vanno oltre la politica, almeno quella politica che fin qui eravamo abituati a conoscere. E anche questo è un altro risultato già raggiunto: «gli slogan sono diventati progetti, i progetti un disegno, e il disegno un piano operativo».

Serviva uno sforzo, e forze ne serviranno ancora: uscire dalla comfort zone, dal bozzolo, dal nido: come ha detto l'insegnante, vicina di spogliatoio in piscina di @kuliscioff, «Renzi è la chiave e può aprire la porta, ma poi il resto sta a noi: se vogliamo uscire dal rifugio o se invece vogliamo starcene in questo finto riparo che non copre proprio più nulla né promette di farlo».

Intanto cominciamo a uscire oggi, non pensando al freddo, lasciando per un attimo le tavole e i parenti – anzio portiamoci anche loro! - per l'Immacolata: perché in ballo, si diceva, c'è molto di più del futuro politico del nostro Paese.

Non si parla di Renzi, ma di noi.



ps. Votare oggi, partecipare, è l'unico modo per garantirsi la possibilità di criticare domani: chi sta a casa, poi, semmai, sta zitto.


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