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venerdì 20 dicembre 2013

Essere Davide Serra

C'è una bellissima intervista su IL del Sole 24 Ore, fatta dal direttore Christian Rocca a Davide Serra. Serra, che vive a Londra da una ventina d'anni, di lavoro fa il finanziere e gestisce un fondo - Algebris Investement - che muove 2 miliardi di dollari all'anno ed è considerato un "asso" nel suo lavoro, soprattutto per gli alti rendimenti che garantisce - anche il Financial Times ne parla, e bene.

Serra è finito nel mirino dell'ala sinistra (quella Pci-Pds-Ds) del Partito democratico italiana, quando ha appoggiato - già fatto nel 2012, a dire il vero - Matteo Renzi alle primarie: addirittura si accusava Renzi di averlo invitato a partecipare alla Leopolda. Il problema sarebbe che Serra è un cattivo, uno squalo della City, uno che ha la sede della sua azienda ad Antigua - che poi il fatto sarebbe "che ce ne frega a noi", visto che, ripeto, vive in Inghilterra da 20 anni e pagare le tasse sarebbe dovuto alla Regina (cosa che tra l'altro fa), e non a noi - uno che rappresenta il male del capitalismo, lo speculatore finanziario: quelli con cui non ci si dovrebbe confondere. Mai. (Vero, no? Ma le cose stanno realmente così?).

Come scrive Rocca «Trovo meraviglioso che gli stessi fan della merchant bank che non parla inglese, quelli che davano di gomito ai capitani coraggiosi (coraggiosi, ma con gli asset pubblici) e si congratulavano con i banchieri in coda alle primarie Pd ora siano improvvisamente indignati per un quarantenne che fa sul serio il finanziere nella piazza più importante del mondo».

Ma andando oltre, l'intervista è da leggere, perché Serra parla di cose concrete, con discorsi diretti e anglosassoni, e soprattutto utili: come per esempio aumentare le tasse sulle rendite finanziarie portandole al 30 per cento (+ 10 punti rispetto adesso), tagliando i costi della politica (via Senato e Province) e della spesa pubblica (modello Consip, virtuosismo pubblico), revisione verso l'equità sulle pensioni, recuperare l'evasione - ma non ditelo a quelli di sinistra.

Ah, sì: poi c'è la questione della charity che detiene il 22 per cento di Algebris, la The Children's Investment Fund Foundation, una delle più importanti fondazioni inglesi di beneficenza per bambini, di proprietà di Chris Hohn, finanziere e filantropo. E poi c'è "Hakuna Matata" di cui Serra è proprietario con la moglie, altra fondazione di beneficenza che aiuta ogni anno cinque mila bambini della Tanzania - ma non ditelo nemmeno questo a quelli là.



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