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mercoledì 18 dicembre 2013

E dunque James Bond sarebbe stato un alcolizzato

È uscito il 12 dicembre uno studio del British Medical Journal (Bmj) secondo il quale James Bond, se fosse stato una persona reale, avrebbe avuto seri problemi con il consumo di alcolici.

Lo studio - che Bmj specifica condotto dai ricercatori durante il proprio tempo libero, annotando ogni singolo drink del personaggio di Flemming - dimostrerebbe che Bond beveva quattro o cinque volte le quantità consigliate dai medici del Regno Unito. Sarebbe così venuto alla luce, che nel periodo di 88 giorni in cui si svolgono - cumulativamente - i racconti dei libri, Bond avrebbe assunto qualcosa come 1.150 unità di alcol (un'unità alcolica corrisponde a 12 grammi di etanolo). Sarebbero circa 13 u.a. al giorno, contro le 2/3 unità che, per esempio, l’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) raccomanda. Praticamente, nel periodo in cui si svolgono i suoi racconti, James Bond si sarebbe bevuto cinque Martini al giorno.

Tali circostanza, avrebbero sicuramente impedito a 007 di operare come spia: non avrebbe avuto la lucidità e la reattività fisica necessarie, ma, secondo gli autori, con ogni probabilità avrebbe sofferto anche di problematiche malattie, come il tremore alle mani o ancora peggio, cirrosi e altre malattie del fegato. La sua aspettativa di vita sarebbe state intorno ai 50 anni - anche senza l'impegno della Spectre.

Oltretutto, secondo lo studio, una così elevata quantità d'alcol assunta giornalmente, avrebbe portato Bond ad essere impotente: con buona pace delle Bond-girl.

Dice lo studio: «In Casino Royale [Bond] beve oltre 39 unità prima di impegnarsi in un inseguimento ad alta velocità, perdendo il controllo dell'auto, e trascorrere 14 giorni in ospedale. Speriamo che questa sia stata una lezione salutare».


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