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martedì 26 novembre 2013

Un Paese immobile

La vicenda della decadenza di Berlusconi attira gli interessi dei giornali stranieri. Due articolo - tra i tanti - sono abbastanza significativi, perché parlano anche del Paese, e di come il nostro paese è visto dagli altri anche e soprattutto in prospettiva futura.

Il primo è del Financial Times (paywall), lo scrive Anna Irrera e parla di come il governo che non riesce a decidere sulla nuova legge elettorale e su un nuovo piano di riforme, sia il colpevole del blocco della classe dirigente - che «fatica ad andare avanti».

L'altro è sul Wall Stree Journal, lo scrive Simon Nixon, e parla di come la possibilità che il governo Letta - «in grado di rimanere in carica solo perché ha tentato di fare poco ed è riuscito a fare ancora meno» - resti in carica altri 18 mesi, sebbene possa contare su una momentanea stabilità confermata anche dai mercati, possa trasformare la situazione in «immobilità».

Sostanzialmente dunque, il punto su cui si concorda è lo stesso: il Paese è fermo, immobile, non riesce ad andare avanti. E come nel caso di qualche tempo fa con Monti, ci si ritrova sul punto di svolta, al momento in cui gli sforzi per stabilizzare la situazione devono trasformarsi in qualcosa di più. Propulsivo, migliorativo: metafora calcistica? Ci siamo difesi, adesso proviamo a fare gol.

Il punto, però, è che - come diceva un mio allenatore - nel nostro Paese "se la difesa regge, l'attacco garantisce lo zero a zero".



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