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martedì 12 novembre 2013

Su Paolini, cercando di non moraleggiare

Sulla vicenda che ha coinvolto Gabriele Paolini - il più noto e storico dei disturbatori televisivo - accusato di adescare e pagare minorenni in cambio di sesso, c'è, come in tutte le cose di questo genere (soprattutto in un luogo e in un tempo, come il nostro) il rischio di andare a invischiarsi nell'inutile, pigro, stanco, medio, "parabolone moraleggiante". Si sa.

Jacopo Iacoboni, bravissimo giornalista della Stampa (full disclosure, mi piace sempre, o quasi, quello che scrive Iacoboni), ha scritto il migliore articolo a proposito - di quelli che ho letto io, per carità . Resta il fatto che è da leggere, per andare oltre gli accadimenti e per capire che il giornalismo non si divide solo tra fatti e opinioni, ma, anche in Italia, può raccontare "storie" - come dicono quelli anglosassoni, "story" - che è un po' l'insieme di tutti e due (ben distinguibili).

Iacoboni non moraleggia e non elenca fatti: va oltre e, appunto, racconta la storia, recente e non solo, di Paolini. (Per capirci, non fa quello che fa Repubblica a pg20-21, in cui si definiscono "bravi ragazzi" i maschi e "baby-prostitute" le ragazzine). Iacoboni racconta di quando Paolini disse «mi faranno fare la fine di Pasolini», e di come ne era convinto. Passaggio importante della sua parabola, o forse no: chissà? D'altronde Paolini è una personalità controversa, personaggio mitico, che si voglia o no.

Paolini non era un buono - o forse lo era: forse, come tutto quello che gira intorno a Paolini. Di sicuro non era un cattivo: era un "maledetto rompicoglioni", probabilmente, uno che mio padre avrebbe preso a calci come fece Frajese e mia nonna chiamava "disgraziato". A me faceva un po' sorridere e un po' tristezza: come a tutti, via - e un po' rompeva i coglioni.

Che fosse una figura debordiana o un caso umano, uno psicotico, un disperato, poco importa: forse era tutti insieme - e se volessi moraleggiare, dire che in fondo, un po', a questo punto, siamo tutti quanti un bel mix, "agitato e non mescolato", di ingredienti del genere.

Sulla vicenda in sé, poi c'è poco da aggiungere. Fatto resta che su tutto, la conclusione è quella di Iacoboni:
Piccoli segni di un impazzimento pubblico, e di una psicologia che ci ha fatto anche mestamente sorridere e rischia di finire a piangere da sola.
Il pezzo di Iacoboni lo trovate a questo link: leggetelo, ripeto.




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