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venerdì 29 novembre 2013

Un po' di noia, non solo autoctona

Sì, è vero: la discussione sulla decadenza di Berlusconi è noiosa, noiosissima. Ha ragione Antonello Paciolla, che ieri sera twittava «Quelli che fanno i caroselli, quelli che scrivono "niente da festeggiare, il paese è ancora infettato dal berlusconismo". Che noia, tutti». Vero, si dice e s'è detto.

Epperò non è solo colpa nostra: diciamo che, per continuare con le citazioni - parlando di noia, mi sembra di rigore -, "non è che siamo [proprio solo] così, è [anche] che ci disegnano così". Gli altri. Gli altri Paesi.

E perché oggi è uscito sul Guardian un articolo di John Hopper che scrive che Berlusconi ha sì perso «quell'aura abbagliante che ha accecato gli elettori nascondendo i suoi difetti e li ha convinti ad eleggerlo primo ministro per tre volte», ma «questo non vuol dire che sia finito: rimane il leader di un partito che può contare sul sostegno di 129 dei 951 membri del parlamento italiano nonché capo di un impero economico che comprende tre canali televisivi e molto altro». Insomma ricorda a tutti, quello che in fondo sappiamo già dalle parole dello stesso Berlusconi - con quel programmatico "anche Renzi e Grillo sono fuori dal Parlamento" - e cioè che «la festa può essere finita, ma Silvio Berlusconi sembra ancora pronto a fermarsi per un po' sulla porta di casa».

E perché, come se non bastasse Hopper, a farcire di questioni già dette e ridette questi nostri giorni, oggi ci si è messa anche l'autorevolissima Süddeutsche Zeitung, dove Stefan Ulrich ha parlato di «Berluscomania». «Malattia molto diffusa» che avrebbe colpito politici, giornalisti, giudici, sia a destra che a sinistra. E ci risiamo col polpettone: dice Ulrich che «il berlusconismo viene fuori dal ventre profondo del Paese» e che «si basa sulla demonizzazione di una presunta sinistra comunista, il disprezzo di uno Stato inefficiente, il mancato rispetto delle sue leggi e la volontà di eluderle a proprio vantaggio».

Sarà allora che (forse) un po' il motivo di questa presa stretta - che continua ad essere stretta - attorno alla tematica "berlusconismo", ha anche componenti alloctone? Che anche il "berlusconismo" è diventato uno di quegli stereotipi alla "spaghetti e mandolino"?  E allora tutto non sta in quella scritta sui muri di Roma apparsa poco dopo l'entrata degli alleati "Annatevene via tutti e lasciatece piagne da soli"?

(O forse "ridere"). 



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