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giovedì 28 novembre 2013

Quello che non hanno deciso alla Conferenza sul Clima di Varsavia

Sabato scorso si è conclusa la 19sima riunione annuale dell’Unfccc (Convenzione quadro dell’ONU sul cambiamento climatico). S'è tenuta a Varsavia, e il fatto che il ministro dell'Ambiente polacco, Marcin Korolec - referente massimo del Paese organizzatore dell'incontro - sia finito vittima di un rimpasto di governo durante gli ultimi giorni dei negoziati, la dice lunga sul successo o fallimento dell'incontro.

Le organizzazioni ambientaliste si sono alzate dal tavolo delle trattative, infuriate - abbandonando i lavori giorni prima del termine ufficiale. Le nazioni del G77 si sono dette «deluse»; i paesi più sviluppati se la sono presa con quelli in via di sviluppo perché inquinano troppo; quest'ultimi a loro volta hanno rivendicato, in sostanza, il diritto di "inquinare" come avevano fatti gli attuali "Grandi" in passato.

Un marasma che non ha portato a niente, se non alla costituzione di un sistema di risarcimento/risanamento per i paesi colpiti da catastrofi naturali correlabili al riscaldamento globale - d'altronde l'onda emotiva del tifone Hayan sulle Filippine era ancora fresca. Tutto rimandato a Parigi 2015, dove a quel che si dice ognuno porterà il proprio "contributo" per il futuro Protocollo - a sostituzione di quello di Kyoto che ormai è morto.

Ne ho scritto per The Post Internazionale: "Dopo Kyoto".

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