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lunedì 18 novembre 2013

La polemica intorno a SPN

Uno studio del Center for Media and Democracy, uno "watchdog" group americano sul controllo liberale, ha svelato che dietro al State Policy Network - il network di think thanks sul libero mercato - in realtà non ci sarebbe grossa libertà. I singoli attori statali - su questo si basa il Spn, sull'autonomia di azione stato per stato, e ce ne sono 64 in tutti gli Stati Uniti - sarebbero abbastanza influenzabili dai finanziamenti di forti gruppi economici: nel 2011 secondo i dati, Spn avrebbe racimolato circa 79 milioni di dollari, contro-investiti per la promozione a livello statale delle politiche conservative. Più campagna elettorale che ricerca, insomma: più "top-down D.C. centric" di quel che si dice, dunque.

La presidente di Spn, Tracie Sharp, si è difesa dicendo che loro sono come «un catalogo IKEA»: ognuno degli affiliati può scegliere quello su cui lavorare e fare ricerca, indipendentemente. Nella discussione è intervenuta anche Melissa Cohlmia direttore della comunicazione aziendale di Koch Companies Public Sector LLC - azienda del conglomerato Koch Industrie Inc. che opera tra l'altro nel settore dell'energia fossile, guidata da David (e Charles) Koch, settimo uomo più ricco del mondo e attivo finanziatore del Partito Libertario degli Stati Uniti - che ha dichiarato che «Spn è una organizzazione degna, focalizzata sulla creazione di maggiori opportunità per tutti, rendendo in tal modo la vita delle persone migliori». La Koch è una delle aziende che finanzierebbe "liberamente" Spn.

Lo racconta Jane Mayer, in un post di "New Desk", il blog del New Yorker focalizzato su quel che succede a Washington.


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