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lunedì 11 novembre 2013

Partorire a 15 anni

Il numero di bambine che partoriscono prima dei 15 anni, attualmente è di circa 2 milioni l'anno e potrebbe aumentare di 1 milione entro il 2030. A rivelarlo è il rapporto Onu "State of the World Population 2013" , redatto dal Fondo delle Nazioni Unite per le popolazioni (Unfap) e reso pubblico in questi giorni con il titolo "Matherood in childhood".

Nel rapporto si ammette che nonostante gli sforzi e l'impegno internazionale per porre fine alla pratica, nei Paesi in via di sviluppo una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni – 50 milioni di bambine sarebbero a rischio di un matrimonio prima della maggiore età entro il 2020, se le tendenze attuali dovessero continuare.

Lo studio dell'Unfap è stato condotto in 54 paesi, nei quali il 3 per cento delle giovani donne hanno dichiarato di aver dato alla luce figli prima dei 15 anni. La regione mondiale con il più alto numero di nascite sotto i diciotto anni d'età è l'Asia meridionale, dove le pratiche del matrimonio precoce sono molto diffuse. Tra i primi posti insieme al Bangladesh, i paesi africani: Ciad, Mali, Guinea, Mozaimbico e Niger dove invece si registra il più alto numero di nascite sotto i 15 anni (il Niger che ha il più basso tasso di natalità del mondo, ha anche il più alto tasso di matrimoni precoci).

Il direttore esecutivo della Unfpa, Babatunde Osotimehin ha dichiarato: «Troppo spesso, la società dà la colpa di rimanere incinta solo alla ragazza; in molte comunità e culture, la condizione della donna è tale che tutto ciò che accade loro è considerato una colpa. Ma il cambiare questo comportamento è stato erroneamente visto come unica soluzione. La gravidanza, infatti, ha meno a che fare con il comportamento personale delle ragazze e più a che fare con il comportamento delle famiglie, delle comunità e dei governi. La gravidanza adolescenziale non è solo il risultato di incoscienza, ma l'assenza di scelte. Quando un'adolescente resta incinta, cambia radicalmente il suo presente e il suo futuro, e in rarissime occasioni cambia in meglio».

Al di là della problematica sociale, c'è anche una questione d'emergenza sanitaria: delle 20.000 minorenni che ogni giorno danno alla luce un bambino, circa 200 muoiono per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Un totale di 700 mila ragazzine - dei paesi più poveri - che muoiono per cause legate alla gravidanze: circostanza che va a rappresentare una delle prime cause di mortalità, anche come conseguenza della povertà e della malnutrizione.

Nel rapporto si indica anche come procedere per cercare di risolvere la problematica: a tal proposito l'Unfap chiede appunto di modificare l'approccio, spostando l'attenzione non direttamente sulle ragazze, ma sulle cause contingenti. Matrimonio precoce, disuguaglianza di genere, povertà, violenza e coercizione, pressioni sociali, stereotipi e isolamento. Lavorare sulle condizioni e spesso sulle norme che permettono le pratiche dei matrimoni tra minorenni; molti paesi hanno già leggi che lo impediscono, ma l'impunità – conseguenza anche del contesto sociale – ostacola la giustizia.

Le nascite da adolescenti sono considerata anche una problema economico, perché sperperano capitale umano in età precoce. Quando queste ragazze sono pressate per sposarsi, diminuiscono le probabilità che possano completare l'istruzione, una tendenza che porta ad abbassare i livelli di produttività. L'aumento dei livelli di istruzione è considerato essenziale per molte economie in via di sviluppo in cui gli aumenti di popolazione stanno superando la crescita della produttività e non riuscendo ad aumentare la produzione economica pro capite in linea con i paesi limitrofi. In più, l'istruzione, la conoscenza, permetterebbe alle ragazze di crearsi adeguati strumenti sociali e culturali.

La problematica delle nascite da adolescenti è un'altra di quelle questioni ormai aperte da anni e su cui l'Onu (attraverso il fondo quasi esclusivamente dedicatogli, l'Unfap) non è ancora riuscito a trovare una soluzione funzionale. Ulteriore testimonianza di un mondo ingovernabile, rappresentato all'interno del "Palazzo di vetro" con un gran numero di Paesi - di cui molti non si possono definire democratici - le cui attività, già controverse e problematiche di per sé, sono intorpidite da un lentezza dei processi al limite del kafkiano.



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