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sabato 2 novembre 2013

Giustappunto il nucleo del problema

Dal "Decreto scuola" sarebbero scomparsi i 41 milioni di euro previsti per gli atenei virtuosi. Non è che i soldi non c'erano, piuttosto c'è stato un problema tecnico, un cavillo, un'abiezione amministrativa, un fetore terribile di burocrazia, che non ha permesso lo stanziamento.

"Così moriamo di cavilli" è stato il commento del rettore dell'Università di Bergamo Stefano Paleari, presidente della Conferenza dei rettori, che ha aggiunto "Così puniamo le nostre eccellenze, solo in Italia l’università non è considerata un pilastro".

Si puniamo le nostre eccellenze, non solo con la scarsa lungimiranza del non investire in un pilastro della società come l'Istruzione: no, peggio ancora. Lo facciamo con i soldi in tasca, incartati in una terribile prassi stantia, irrancidita dal passato, come quello dell'arzigogolo giuridico.

Un terribile passato, ancora davanti a noi.

E poi ci si chiede, come mai siamo così in basso in certe classifiche come quella di Times Higher Education.

"Bureaucracy, bureaucracy, bureaucracy".



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