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martedì 12 novembre 2013

Fosse che alla fine gli Usa un po' ragione ce l'avevano?

Dopo le scornate di qualche giorno fa tra Washington e Berlino, partite dal Datagate e poi culminate nel rapporto del Tesoro americano che criticava la direzione presa dall'economia tedesca, oggi arriva la notizia che Bruxelles avrebbe deciso di avviare "un'inchiesta approfondita" sull'avanzo tedesco delle partite correnti che potrebbe superare la soglia di allarme imposta dalle nuove direttive di controllo europee.

Essenzialmente si tratta della differenza tra export e import: secondo l'Europa - nella figura del commissario UE per gli Affari economici e finanziari, il finlandese Olli Rehn - Berlino deve lavorare di più per favorire la domanda interna che è ancora debole.

Il problema dell Germania, passa anche per l'Italia: e perché secondo quanto raccontano fonti interne alla Bce al Financial Times, i membri tedeschi del board avrebbero preso una bella lavata di capo, per aver permesso a Draghi di tagliare i tassi. E perché la Commissione che aprirebbe l'inchiesta tra lo sbilanciamento "interno-esterno" dell'economia tedesca, è guidata da Massimo Buti, direttore generale dal 2008, che adesso i tedeschi accusano di attuare politiche quasi nazionalistiche per difendere l'Italia e "accanirsi contro Berlino".




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