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venerdì 1 novembre 2013

Due cose sulla telefonata di Cancellieri

Il ministro Cancellieri si sarebbe spesa personalmente per interessarsi delle condizioni carcerarie di Giulia Maria Ligresti, agli arresti per il caso Fonsai. Il suo nome compare tra quelli dell'inchiesta di Torino in quanto risulta intercettata in una telefonata ad Antonio Ligresti (lo zio di Giulia), il quale preoccupato per la salute della nipote, chiedeva al ministro della Giustizia - ruolo ai tempi dell'intercettazione - di interessarsi al caso. "Conta su di me" aveva risposto Cancellieri.

Bufera.

Cancellieri non è indagata, questo va detto innanzitutto. Il caso procederà e semmai ci saranno risvolti legali, passerà in giudizio. Cancellieri, comunque, farebbe bene a riferire in Parlamento di quanto è successo. Anche perché i rapporti personali con la discussa famiglia Ligresti, potrebbero essere questione rilevante - il figlio Piergiorgio Peluso è stato direttore generale di Fonsai e c'è una duratura amicizia con Gabriella Fragni, moglie di Salvatore Ligresti (padre di Giulia), con cui pure c'è un'intercettazione. Certo, per cose del genere, si dice sempre, qualche Ministro in qualche altra parte del mondo, forse si sarebbe dimesso. Qualche, forse: si dice sempre così, anche se poi non è vero - ma la banalità la fa da padrone spesso e volentieri.

Fatta questa premessa, ci sono un paio di cose che dovrebbero essere dette.

Innanzitutto, la vicenda ha riportato sotto i riflettori - qualora ce ne fosse ulteriore bisogno - un abominio tutto italiano: la carcerazione preventiva. Ormai diventata prassi, rifugio, strumento, dei magistrati, che molto spesso la utilizzano con fini non troppo leali, come una sorta di ricatto e intimidazione. Il problema, in più, va a gravare - e notevolmente - sull'affollamento delle carceri: questione sulla quale non c'è niente da discutere, se non vergognarsi davanti all'intero mondo. In questo, Cancellieri avrebbe fatto una telefonata ai due dirigenti del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), struttura del Ministero che guidava, per accertarsi se le condizioni di detenzione fossero compatibili con quelle di salute della Ligresti - in passato vittima dell'anoressia, rifiutava il cibo in carcere. Cancelleri, avrebbe spiegato ai magistrati che l'hanno interrogata in proposito, di aver agito per "questioni umanitarie".

Ora la cosa diventa diversa: vero che il Ministro ha fatto la cosa che un ministro della Giustizia deve fare - e cioè interessarsi che i detenuti godano di buona salute e la detenzione sia compatibile con questa. (A tal proposito, ricordo che lo scopo della carcerazione non è la tortura). Detto ciò il problema è che il Ministro non ha fatto questo per tutte le migliaia di detenuti presenti nelle carceri italiane (anche se sembra che lo abbia fatto per diverse persone). L'ha fatto per la figlia di una suo amica, dopo la chiamata di un altro suo amico. Insomma, sembra che ci sia qualcosa che riguarda - quanto meno un po' - l'iniquità, l'abuso, il trattamento preferenziale. E questo è moralmente ed eticamente discutibile. Discutibile, non di più. Comprensibile, ma discutibile - e comprensibile, perché chiunque di noi si fosse trovato nelle stesse situazioni di Cancellieri, avrebbe agito allo stesso modo. Lasciamo l'ipocrisia da un'altra parte e parliamoci chiaramente: soprattutto se quello che c'era da fare era una telefonata, penalmente irrilevante, e niente di più - perché così è stato.

In questo vi chiederei - senza quell'ipocrisia e quel populismo che contraddistingue molti di noi -, se quella telefonata il Ministro l'avesse ricevuta da un parente di Stefano Cucchi, sareste qui a chiederne le dimissioni? Ma lasciamo perdere.

Nel lasciare l'ipocrisia, poi, rientra anche un altro aspetto della vicenda: Danilo Leva, responsabile nazionale Giustizia del Pd, con la solita bulimia dialettica, è corso a commentare la faccenda in via personale ancora prima di accertare le posizioni ufficiali del suo partito. Ma non è questo il punto - e non è nemmeno che se si fosse trovato lui, come tutti noi ripeto, nella posizione di Cancellieri, avrebbe fatto lo stesso. Il punto è che Leva ha detto: "Il ministro deve chiarire il senso di quelle parole e fugare ogni dubbio sul fatto che in Italia non ci sono detenuti di serie A e detenuti di serie B".

Qui arriva la parte impopolare, difficile e opinabile, delicata, di quello che sto scrivendo. Ecco, io credo che - purtroppo - esistano cittadini, e quindi detenuti, di serie diverse. Non è un discorso da Kasta indiana. No. Ma la nostra rilevanza sociale, non ha lo stesso valore. Per essere chiaro, io non valgo quel che vale Giulia Ligresti. Questo non si dovrebbe dire, e nessuno avrà il coraggio di dirlo: ma Giulia Ligresti, nonostante potrebbe valere molto meno di me dal punto di vista umano, perché magari - la magistratura ne accerterà le colpe - ha commesso reati, anche rilevanti; vale più di me dal punto di vista socio-economico. Una donna di una storica e potente famiglia del mondo economico e finanziario italiano, a rischio di ricadere nell'anoressia - ciò significa psicologicamente fragile, e fisicamente debole - che si trova in carcere, e rifiuta il cibo. E se fosse successo qualcosa a Giulia Ligresti? Qualcosa di grave, di irreparabile? Immaginate il clamore, oltretutto con tutto il casino intorno alle condizioni delle carceri in Italia. Che conseguenze avrebbe prodotto sulla nostra credibilità internazionale? E sempre a proposito di conseguenze, che cosa sarebbe successo alle azioni di Fonsai? (E parlo di azioni, non perché mi interessi personalmente, ma all'andamento del titolo in Borsa, è indissolubilmente legato il destino di migliaia di dipendenti). Tutto questo è bello, giusto, equo, dignitoso, difendibile, corretto, umano? No. Di sicuro no, ma non prendiamoci in giro: è così.

Ma sia l'altro che questo aspetto del ragionamento - per certi versi controverso, anche perché va contro molti dei miei convincimenti -, sono opinioni. Opinioni che trovano comunque risoluzione nei fatti - per lo meno quelli che si sanno fin qui. Santi fatti, sacrosanti fatti: perché se è vero e innegabile che le le telefonate esistono (sono state intercettate e sono lì), è anche vero che già il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, aveva ricercato informazioni sulle condizioni di salute della detenuta. Furono richiesti i domiciliari dai pm, inizialmente negati, poi concessi alla seconda richiesta dal Gip.

Tutto prima della telefonata, a quanto pare.

Update del 5 novembre

Mentre ancora il Ministro Cancellieri sta girando su e giù per le due ali del Parlamento, per difendersi e chiarire posizioni su un caso che caso non è nemmeno per sogno, le cose da dire sulla telefonata sono diventate più di un paio. Un po', parecchio, ruotano intorno al fatto ormai detto e ridetto, che il consumo immediato del consenso - in politica come nei media - spesso porta fuori focus, lente sbagliata che offusca i contorni di vicende, fatti e spesso opinioni.

A proposito di opinioni, c'è quella di Riccardo Arena, che mi sento di condividere fino in fondo - e non per modo di dire, ma perché in fondo al pezzo c'è un punto che credo sia fondamentale e travalica i contorni delle contingenze. Arena ricorda che interessarsi dopo segnalazioni delle condizioni di una detenuta e segnalare la situazione al Dap è un «intervento legittimo e una condotta corretta», male sarebbe stato il contrario: omissione di un ruolo dell'incarico. Arena poi ci ricorda anche, che noi - noi tutti - siamo venuti a conoscenza dei fatti, attraverso un'intercettazione su una telefonata "penalmente irrilevante", «intercettazione che per tale ragione non doveva essere trascritta». Da qui si accede alle tematiche del consumo della notizia, anche se notizia non è, del populismo del "ministro che sbaglia", dello scoop sul Palazzo, utili - e molto - a vendere i giornali e a fare un po' di confusione. Sul finale, il punto vero: dice Arena che le dimissioni di Cancellieri, dovrebbero arrivare - semmai - se non riuscisse a rimettere in ordine la pessima situazione delle nostre galere (ormai internazionalmente riconosciuta).

Poi c'è anche un'altra cosa interessante: l'ha scritta - come spesso quello che scrive è - Luca Sofri, che con la "questione carceri" ha una certa famigliarità, nel senso vero e genetico del termine. Come è giusto in certe circostanza, Sofri fa domande, dieci, tutte valide e giuste, più che cercare risposte istintive. Considerazioni, come queste mie sopra; per altro la domanda 7) è del tutto analoga a quella che ponevo io qui, testimonianza del fatto che certe cose sono nell'aria.



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