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venerdì 8 novembre 2013

Nuova Zelanda: alla faccia del "Datagate"

Il governo della Nouva Zelanda ha approvato una legge attraverso la quale le società di telecomunicazioni dovranno fornire alle agenzie di intelligence locali, dati su telefonate, messaggi e email dei propri clienti. Secondo la legge inoltre, le società dovranno impegnarsi anche ad avvisare il Government Communications Security Bureau (GCSB) - Agenzia governativa per la sicurezza delle comunicazioni - quando realizzano nuove infrastrutture e reti, affinché l'agenzia stessa si metta "in paro" con le adeguate tecnologie di controllo.

L'iniziativa ha suscitato molte polemiche, soprattutto per il fatto che Gcsb fa parte di "Five Eyes", l'accordo multilaterale - e multifunzionale - che comprende Nsa, Gchq inglese e l'intelligence canadese e australiana. Proprio la vicinanza alla discussa Nsa - al centro dello scandalo Datagate - creerebbe per i critici alla legge (Verdi e Partito laburista, all'opposizione al governo) ulteriori problemi etici, da aggiungere a quelli evidenti appartenenti alla "tematica del controllo e sorveglianza".

A voler andare oltre - qui si passa dal fatto in sé ad un'opinione -, infatti, il provvedimento potrebbe avere la funzione di apripista a legislazioni analoghe all'interno degli altri paesi dell'accordo. Per certi versi così, sarebbe "sperimentato" in Nuova Zelanda, una sorta di Paese/laboratorio, stabile e relativamente piccolo per numero di abitanti, per monitorarne le eventuali reazioni della popolazione - e i possibili cambiamenti di abitudini e modi di vivere.

Le legge di fatto è molto vincolante e stringente: sapere che il proprio governo controlla continuamente, quasi arbitrariamente - più o meno senza la possibili di appello - e con poteri ampissimi, le attività in rete e telefoniche, potrebbe creare reazioni diverse da parte dei cittadini. Se infatti da un lato potrebbe accrescere la percezione di sicurezza negli abitanti, dall'altro creerebbe i presupposti per una sorta di inibizione nelle proprie libertà di espressione - con tutto ciò che ne consegue. Il ragionamento è arci-noto, ma finora si è trattato di considerazioni, congetture, costruzione di possibili scenari. Ora, l'esecutività della legge neozelandese, mette basi concrete e realistiche per future analisi, costruisce quello che nello studio delle scienze viene definito un "modello", una riproduzione fedele e verosimile di un'altra realtà: e forse - opinione, di nuovo - è quello che serviva per studiarne le leggi che regolano i sistemi, definirne i bachi, acquisire manualità con la gestione, per verificarne l'applicabilità su più ampia scala.

Lasciando qui queste che sono solo opinioni, per chi volesse saperne di più sui fatti, ho scritto un articolo per The Post Internazionale, che racconta della legge.




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