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giovedì 31 ottobre 2013

World University Ranking 2013-2014

È stato reso pubblico la classifica annuale delle migliori università del Times Higher Education. Il sito inglese, come ogni anno, ha raccolto i primi 400 atenei del mondo, classificandoli in base a tredici indicatori tra cui all'apertura internazionale, il livello dell'insegnamento, l'incidenza della ricerca, il trasferimento delle conoscenze, attraverso i dati forniti dalla società Thomson Reuters.

Ai primi dieci posti ci sono soltanto inglesi e americani: vince la CalTech come lo scorso anno, poi a seguire Harvard, Oxford, Stanford, MIT, Princeton, Cambridge, Berkeley, Chicago University, e l'Imperial Collage Londra. 

Inutile cercare le italiane in alto: nei primi 200 posti non ce n'è nessuna - per gli Usa ce ne sono 77, per Uk 17. La prima delle nostre è l'Università di Trento, 222esima. Poi l'Università di Milano-Bicocca, quella di Bologna, Trieste e Torino e via dicendo - il prestigioso Politecnico di Milano, occupa il 292esimo posto.

Fin troppo banale un ragionamento che vedrebbe paragonata la nostra condizione economico-sociale e la nostra rappresentatività internazionale, con il livello della nostra istruzione. Da noi il mondo dell'education non va, non va affatto. Pochi i fondi, pochi gli investimenti, situazione molto ingessata e le solite questioni italiane fanno il resto (clientelismo, discendenze, chiusure, scarsa lungimiranza, pigrizia, eccetera - che nemmeno vale la pena di continuare, tanto ci siamo capiti). I risultati sono questi, non c'è da stupirsi, non potevamo aspettarci di meglio.

E sarebbe ancora più triste paragonarci con il mondo anglosassone. D'altronde, era il 1996 quando alla conferenza del Labour a Balckpool Tony Blair fece lo straordinario discorso che segno quelle tre parole come lo slogan personale per il futuro: "Education, education, education", definì così le sue priorità come prossimo, possibile, primo ministro. Ma d'altronde, altrettanto, là c'era pronta la nomina di Blair, qua scalpitava D'Alema.

Interessante invece il dato che viene dagli istituti dei paesi emergenti, in particolare gli asiatici: sono diversi gli atenei cinesi e indiane, giapponesi e coreane (Corea del Sud, ovviamente). L'Università di Tokyo, prima delle asiatiche, si piazza al 23esimo posto.

Tutto questo a scapito di quelle europee, segno che l'asse della conoscenza e dello sviluppo si sta continuando a spostare verso Oriente.






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