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martedì 8 ottobre 2013

Via Di Damasco (senza numero civico)

In ogni città d'Italia, c'è una "via Roma". L'Emilia Romagna invece, deve essere piena di "vie Di Damasco".

Sono tanti, infatti, i folgorati come Paolo, che - per continuare ad essere biblici - non hanno atteso canti di galli per abbracciare l'ex nemico Matteo Renzi. Bersaniani doc, come il sangiovese, che adesso scendono a fianco del sindaco: rivisitazione del Giglio d'oro, in un ancora più pop salama da sugo, mortadelle, zamponi, burlenghi e gnocchi fritti.

Non sarà per convenienze e interesse, prendiamola come un qualcosa di intellettualmente più puro, ma certe volte dello stridore del meccanismo - oliato man mano dai grassi della tavola - resta solo il rumore fastidioso.

Dici: "ma tu ci pensi adesso?, non lo sapevi già". Ma sì, certo che si sapeva - anche perché certe cose se uno ha un pezzetto, anche piccolo, di esperienza politica si capiscono ma da mo'. L'occasione di riflessione mi viene però da un articolo scritto oggi dal bravo e informatissimo Rudy Francesco Calvo su Europa, in cui si racconta della preparazione del discorso alla Fiera del Levante - la Gettysburg renziana, ma anche no - con il quale Renzi scenderà ufficialmente in campo congressuale. Si parla anche della costruzione della squadra. Già dal titolo si legge "Bonaccini in pole position". Che lì per lì, se uno fosse stato disattento ai passaggi - anche laterali, ché Bonaccini non è che sia 'sto idolo - dei dem, penserebbe ad un buffo refuso, un errore marchiano, una di quelle cose da imbarazzo redazionale e discussione sulla qualità della stampa.

Non è così perché quelli di Europa sono bravissimi e mai scivolerebbero in cose del genere; non è così perché Bonaccini è davvero diventato renziano. Adesso io non ho il fondamentalismo del compagno di merende Carpita, che aspetta da mo' - qui in versione polite - sulla riva del fiume il passaggio di certi - e meglio ancora altri - elementi, ma un po' di naso storto mi viene. Comunque buon segno, via: anche se sembra un po' di vedere quelli che buttavano giù la statua di Saddam.

Anche perché Bonaccini, segretario regionale emiliano,  il 28 novembre 2012 la vedeva più o meno così: “Penso che vincerà Bersani: credo sia la proposta più robusta dal punto di vista di competenza per ciò che ha dimostrato quando ha fatto il presidente della mia Regione e poi il ministro”. Apertamente bersaniano, adesso non si perde un incontro di Renzi nelle sue terre: poi per carità, il compito del Pd è allargare, non escludere, e dunque ben venga chiunque. D'altronde l'avevo già detto, che quando salgono i clandestini, significa che il treno va nella direzione giusta - fosse anche via dalla disperazione.

Con Bonaccini, ce ne sono altri e tutti dalle piane terre emiliane e romagnole: per esempio il sindaco di Bologna Virginio Merola , che cambiò idea con la folgorazione elettorale del 25 febbraio. Prima, settembre dello scorso anno, Renzi è un film bellissimo, ma io trovo più credibile Bersani per la guida di questo Paese" - ma nel suo caso, il ripensamento è talmente datato che è quasi come fosse uno della prima ora.

E poi il segretario provinciale ferrarese Calvano e il suo pari ruolo bolognese Donini - uomo d'apparato se ce n'è uno - che affermava convintamente nel novembre 2012 "Per come si sviluppa la politica, da noi c’è più consonanza col modello di Bersani: innovazione ma anche forte continuità con le buone politiche riformiste che l’Emilia ha sempre prodotto" - che dici: Bersani riformista sì, ma a modo suo, però! - salvo poi un paio di mesi fa "Per me l’unica persona in grado di non consegnare l’Italia a Berlusconi o a Grillo è senz’altro Matteo Renzi". Per lui è così. Come è così anche per il segretario di Reggio Emilia, dove Delrio lo guardavano male. Prima, 22 novembre 2012: “Io sostengo e voto Bersani, l’ho sempre sostenuto con trasparenza e lealtà, alla ricerca di grande correttezza, evitando strumentalizzazioni”. Dopo, 23 giugno 2013: “Il vento a Reggio è cambiato. Anche chi era distante dalle posizioni di Renzi crede ormai si tratti della candidatura più forte per la futura segreteria del Pd. Senza di lui non si vince”.

L'ottima compagnia è composta anche dall'uomo di punta della giunta Merola, Matteo Lepore, che diceva di scegliere Bersani perché era meglio di Monti, e Pratoni (ass. provinciale) che ai tempi diceva che Bersani incarnava la sua visione politica, e invece poi. In mezzo c'è anche il prodigio dalemiano Manca - sindaco di Imola - che un anno fa esatto disse "Ho sempre detto senza ambiguità che, a mio avviso, Bersani è il più idoneo alla sfida per il governo del Paese. Sarebbe un grave errore usare Renzi per distruggere il Pd". Oggi s'è ricreduto - per adesso, poi si vedrà - e considera Renzi "un dirigente importante per il Pd e anche per il Paese, al pari di tutti gli altri".

Tra le più agguerrite ai tempi, c'era la Marcella Zappaterra, presidente della provincia di Ferrara, che ce l'aveva con Renzi che "Non ho mai sentito proporre l’abolizione delle Province quando faceva il Presidente di quella di Firenze". Lei, parlando dalla sua seduta - che fossi stato un altro, avrei scritto "poltrona" -, adesso non ha più dubbi; tra Civati, Cuperlo e Renzi, la sua scelta? "Renzi incarna il progetto originario del Pd", dice.

Ma i migliori vanno in fondo - il dulcis. Il sindaco di Casalgrande, meno di venti mila abitanti in provincia di Reggio, diventata famosa perché Bersani ci chiuse le primarie - monte Nero della sua personale Caporetto -  "Mi sarei stupito se avessi visto Renzi qui all’Ergife. Noi, al partito, non l’abbiamo mai visto". Poi, in preda a un pericolosissimo delirio ultras-leaderstico ha ritrattato, sostendo che adesso al Pd "serve un Messi, il collettivo non basta più" - ma da mo'!

Con lui, sul podio più alto a pari merito, il capogruppo Pd al consiglio comunale di Reggio, Luca Vecchi, che tuonava (11 ottobre 2012) "Renzi lo manderei per un mese a far servizio negli stand delle feste, fianco a fianco con quelli che qualcuno dei suoi ha definito ‘scagnozzi.  Sentire e respirare il clima aiuta. Perché per rappresentare una parte bisogna anche sentirsi parte". Poi alla fine di questa estate: "Renzi rappresenta una grande opportunità per guidare l’Italia verso il cambiamento".

"Dove servo, servirò", si sente risuonare in giro: ed è vero, più ci penso e più è bello, evangelico, per rimanere in tema. Ma poi dipende se servo lo metti come sostantivo o verbo.



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