Nuova policy

Policy del blog, da qui a un tempo x

giovedì 17 ottobre 2013

Tu chiamale se vuoi, ossessioni

Oggi sul sito di Tempi - settimanale molto vicino a Comunione e Liberazione - c'è un articolo redazionale su una lettera inviata dalla scrittrice e autrice di testi per l'infanzia Roberta Grazzani al quotidiano Avvenire.

Nella lettera - a cui l'articolo di Tempi fa più o meno un endorsement - la Grazzani si dice preoccupata perché  "il momento è grave e pericoloso, specialmente per le giovani generazioni, per le quali vedo profilarsi un pericolo: quello dello stravolgimento delle basi etiche". Il motivo? Un libro per bambini  - come quelli che scrive lei - dal titolo "Piccola storia di una famiglia: qual è il segreto di papà", edito da Lo Stampatello, casa editrice specializzata in libri per l'infanzia, a firma di Francesca Pardi e Desideria Guicciardini.

Del testo citato da Grazzani - e già ripreso e criticato da Tempi al momento della pubblicazione -, il problema è che il papà separato, si ri-innamora. E quale sarebbe il problema? Come se non bastasse già la separazione a stravolgere tutto lo stravolgibile dello scibile di Grazzani, nel libro si racconta che l'amore ri-sboccia per un altro uomo.

La trama è presentata così: "Il papà di Giulia e Carlo fa il misterioso. I genitori si sono separati: mamma ha un nuovo compagno, papà una nuova casa. Ma in lui c’è qualcosa di strano: forse è una spia internazionale o un rapinatore? Che sollievo per i bambini quando il mistero viene svelato: papà è solo innamorato. La persona a cui vuole bene è simpatica, ama la pasta, ha una bella moto (con la sirena) e si chiama Luca. Papà è gay".

Sottolineo un passaggio del pezzo:
Nessuna tragedia, quindi nessun dolore per i due bambini che vedono uno sconosciuto accanto alla mamma e un compagno nuovo accanto a papà. La famiglia si è disgregata, ma Giulia e Carlo sono contenti, tirano un sospiro di sollievo, perché “papà è innamorato” e vive con un uomo. Mi chiedo – conclude – che cosa può passare nella mente e nel cuore di un bambino di quattro anni che si sente leggere dalla mamma una simile storia. Quale convinzione si radicherà in lui? Si convincerà che i ruoli sono intercambiabili, che le differenze sessuali non esistono. È questo il pericolo che vedo profilarsi.
Salto all'occhio il sottile - nemmeno troppo - paragone tra il papà che "non è un rapinatore", e invece è "gay", che sembra veramente della più bassa, bassissima, tradizione da osteria: quella del "meglio un figlio ... (aggiungere un qualcosa), che frocio". Ma tralasciando questo aspetto, vediamone qualcun altro.

Prima cosa, partendo dalla fine: l'intercambiabilità dei ruoli, non è una questione di "esclusiva competenza" degli omosessuali. Lo dico e lo rivendico da etero - sufficientemente convinto. Nella mia vita ordinaria, banale, semplice, intercambio continuamente la mia figura, con quella della mamma: nel senso che spesso mi trovo a fare cose che di solito, nello stereotipo gretto e retrogressivo, incrostato e poco libero, evidentemente proprio a Grazzani, invece dovrebbe fare "la donna". Cucino, cambio pannolini, lavo bavaglini, imbocco e spesso abbraccio, faccio vocine e gioco con Tea - che per i meno attenti è mi figlia. Dall'altra parte, mia moglie qualche volta svita armadietti, porta fuori la spazzatura, cambia lampadine, fa la voce grossa. Tea soffre di questo? Non credo. Noi siamo insoddisfatti? No, assolutamente. Siamo una coppia con dei problemi di identità? Nemmeno, la componente femminile e maschile - quelle canoniche, quelle standardizzate, quelle che ci dicono necessarie - restano: solo che certe volte sono incarnate, impersonate, da me, papà, altre dalla mamma e viceversa - non è questione di "Genitore 1" e "Genitore 2", è questione di "genitori" uno e due insieme e certe volte anche tre. L'amore che si dà ad un figlio non ha sesso - e non credo sia discutibile, questo. In casa nostra, non c'è un padre che rientra a casa e accende il televisore già in mutande sul divano, saluta la figlia senza nemmeno un bacio, aspettando la cena affamato, mentre la donna sgobba con il grembiule tra panni da stendere e cacche da pulire. A casa nostra ci sono due persone che molto più che su altro, credono nell'amore. Noi siamo intercambiabili, come i terzini di fascia delle squadre vincenti. Genitori totali. Noi viviamo nel 2013.

Altro aspetto. Grazzani dice che il bambino si convincerà che "le differenze sessuali non esistono". Quale sarebbe il problema? Meglio un omofobo, squallido, filisteo? Vorrei - spero di riuscirci - crescere Tea in modo che sulla sessualità e su quella degli altri, non si crei mai nessun genere di opinione. Come sul colore del cielo e dell'erba: cose naturali, che esistono, punto e basta. Nessuno si è mai creato opinioni sul colore dell'acqua, o no? (Una volta mi chiesero che cosa ne pensavo dell'omosessualità. Risposi: "niente". Credo sia stata una delle cose più intelligenti che sia uscita dalla mia bocca).

Infine quel "la famiglia si è disgregata". Aspetto importante: di sicuro un divorzio, una separazione, è un evento traumatico. Tuttavia, come l'erba e il cielo, esiste. Il fatto che un bambino possa abituarsi che l'affetto non gli non mancherà comunque, anche dalla nuova compagna o compagno del papà e della mamma, e che quelle separazioni non intaccheranno i rapporti con quelle persone che gli hanno dato la vita, a mio umilissimo avviso è soltanto un qualcosa di positivo. Credo che il nostro compito - nostro di esseri umani - sia quello di evitare la sofferenza, di aiutarci l'un l'altro con un occhio ai più deboli (i bambini, appunto, ma non solo): sussidiarietà, solidarietà, umanità, chiamatela come volete, per me è anche questo. Creare gli strumenti culturali, la consapevolezza interiore, per affrontare la vita. La famiglia è allo stesso tempo un luogo e uno strumento, porta e cacciavite, per questa consapevolezza: qualsiasi genere di famiglia. Per questo cose banali - come armonia e serenità, complicità e giudizio, correttezza e apertura, limiti e conoscenza - devono impregnarne l'aria.

Il punto dell'amore, poi è talmente ridicolo che nemmeno meriterebbe. Nelle parole di Grazzani sembra come se - argomento già più volte cavalcato - l'amore sia un qualcosa di possibile soltanto all'interno di determinate circostanze. Come se la serenità che il papà trasmette a quei bambini del racconto, perché innamorato, sia qualcosa di insano, di ingiusto, di effimero, di sbagliato. Come se fosse così, perché il papà ama un Luca e non una Lucia.

Non c'è sciocchezza più grossa, inutile dirlo. Come d'altronde non varrebbe la pena parlare di certe cose, se non fossero ancora così diffuse.

Spero solo che questo mio post contribuisca a far vendere qualche copia in più al testo - per il resto sono sfiduciato. Aspettando i figli di Tea: loro magari, se siamo bravi noi, saranno disinquinati da tutto questa stupidità.

Nota: In una precedente versione di questo post, il riassunto della trama del libro era stato attribuito a Grazzani, invece si tratta della presentazione del libro stesso, che si ritrova anche in questa nota di Severino Colombo su "La Lettura" del CorSera. Disattenzione mia, di cui colgo occasione per scusarmi. Inutile aggiungere che il successivo ragionamento, viene meno, anche se avevo sottolineato che non si trattava di una parte fondante del mio discorso (per capirci, è il pezzo cancellato con la riga sopra, di queste righe scritte).

Update del 20 ottobre 2013.

Roberta Grazzani mi ha scritto una lettera per rispondere a questo mio post. Riporto subito le parole finali "stiamo camminando sulla stessa strada". E in fondo è così.
Prima una questione personale e metodologica. La trasparenza, la chiarezza, la correttezza, la completezza, la correzione, l'evoluzione, l'eterogeneità, la libertà, l'opinione, l'ascolto, vorrei che fossero le basi di questo spazio: ragione per cui il contenuto di quella lettera sarà integralmente pubblicato di seguito.
Poi una riflessione a spot, su quanto siamo fortunati a vivere dove viviamo. Non era mio intento la prepotenza e il non rispetto delle opinioni, anzi. Noi - noi due, intendo io e Grazzani - restiamo di idee diverse: e questo è un bene immenso - nel senso che è un bene che ci siano opinioni diverse, e che questo nostro spicchio di mondo le preservi e dia i presupposti perché queste differenze esistano.
C'è una cosa inoltre, su cui vorrei fare una considerazione. L'interscambiabilità sessuale, a me non interessa. Non interessa che il bambino conosca i comportamenti sessuali dei genitori, così come sarebbe bello che nessuno si interessasse di quelli degli altri - dando un senso vero alla parola "intimità". Continuo a credere che non sia su questo - il gusto sessuale - che si possa sviluppare la crescita sana di un bambino, non su questo trova ossigeno un ambiente sereno - che a mio modo di vedere, può essere ovviamente concesso anche da una famiglia omosessuale (anzi, purtroppo la cronaca ci smentisce continuamente sul contrario, e cioè che le famiglie etero siano "l'unico bene possibile" - ma questo argomento sarebbe fin troppo spicciolo). Mi preme a tal proposito sottolineare che a differenza dell'altro punto di vista (quello mainstream, diciamo, quello delle regole tramandate), il mio non è comprovabile dai fatti - purtroppo -, dal concreto delle nostre vite; perché nel nostro paese le leggi impediscono addirittura il riconoscimento dell'unione - legale, di diritti e doveri si parla - tra due persone dello stesso sesso (figuriamoci la possibilità di crescere figli!). Ecco, credo che questo sarebbe il momento di oltrepassare certi steccati ideologici, come uno Stato libero, laico e democratico deve saper fare. E qui - ahimé! - sono le mie opinioni a essere molto spesso inascoltate, vittime di un certo genere di pregiudizi e di chiusure, e spesso anche di violenze. La famiglia è in crisi, si sta disgregando, questo è una tragedia di sicuro: nella famiglia poggiano le fondazioni della nostra società. E il cemento di quei pilastri è l'amore, l'armonia, la serenità, la salute psicologica, etica e morale: materiale umano, di persone, riconoscibile indipendentemente dai gusti sessuali. Troppo spesso, in questo periodo quel cemento è annacquato - non per colpa dell'omosessualità, però.
Chiudo con un soffio positivo, l'aspetto profondo: indubbiamente io e Grazzani siamo dalla stessa parte, sulla stessa strada. Percorriamo carreggiate diverse magari, ma sicuramente quello che ci accomuna è l'impegno - intellettuale e manuale - affinché gli esseri viventi riescano a condurre un'esistenza degna. Sul nostro compito esistenziale ci troviamo perfettamente allineati, dunque. E magari proprio da una sorta di solidarietà sociale nelle differenze, si potrà ripartire, per garantire a tutti le stesse libertà, opportunità, diritti.
Ringrazio la Signora Grazzani perché sono questi passaggi, questi percorsi, questi momenti, che rendono un qualche genere di senso a questo mio fare e mi riconciliano con me stesso e con il mondo. Di seguito la lettera.

Milano, 19 ottobre 2013Buonasera Emanuele Rossi.Mi riferisco a quanto ho scritto ad Avvenire riguardo al libro “Il segreto di papà” per fornirle qualche precisazione.
1. La trama del libro in questione non è un mio riassunto - come lei dice - ma pari pari la presentazione del libro stesso e come tale io la riporto. Perciò "il sottile - nemmeno troppo paragone da bassa bassissima osteria..." come lei lo definisce è dell'editore. Vada a controllare. [già corretto e rinnovo le scuse per la disattenzione, ndEm]

2. L'intercambiabilità dei ruoli.
Mi rifiuto di pensare che lei abbia frainteso a quali ruoli io mi riferissi, che non sono certamente quelli che un tempo (e spesso ancora oggi, purtroppo) venivano rigidamente attribuiti all'uomo e alla donna. Se sua moglie smonta gli armadietti, svita le lampadine, porta fuori la spazzatura, se lei lava i pannolini e fa le coccole a Tea, io monto i mobili IKEA, uso il trapano, riparo il tubo del lavandino e faccio anche da mangiare. E qualche altro in casa, maschio o femmina che sia, cucina, lava, stira. Anche da me, come da voi, non c'è nessun marito che si siede già in mutande sul divano a guardare la tv senza nemmeno dare un bacio al bambino. Anche nella nostra famiglia siamo gente del 2013.
E si sa anche, nella mia famiglia come nella sua, che l'amore che si dà a un figlio non ha sesso e che non esiste il genitore uno e il genitore due.
Lei ha voluto vedere nella mia lettera ad Avvenire una chiusura, un bigottismo, "uno stereotipo gretto e retrogressivo, incrostato e poco libero, evidentemente proprio a Grazzani" (parole sue, grazie!), supponendo di conoscermi e attribuendomi qualità che sono esattamente il contrario della mia persona.
3. La mia preoccupazione - che non è la sua, lo riconosco - è proprio quella che ho citato in fondo, cioè che il bambino pensi che le differenze sessuali non esistono. Lei non ci vede niente di grave' io sì, mi lasci questa preoccupazione.  Ma attenzione io, come lei, non ho nessuna particolare opinione sui gay. Sono persone e basta. E, come ho scritto, anche persone amiche, come tutte le altre.
4. Con lei sono d'accordo, comunque, su una questione di fondo e con questo mi riconcilio con lei e con me stessa: là dove lei esprime il suo convincimento su quello che è il nostro compito di essere umani, e che trascrivo qua sotto, perchè è bellissimo."Credo che il nostro compito - di essere umani - sia quello di evitare
la sofferenza, di aiutarci l'un l'altro con un occhio ai più deboli (i bambini, appunto, ma non solo): sussidiarietà, solidarietà, umanità, chiamatela come volete, per me è anche questo. Creare gli strumenti culturali, la consapevolezza interiore, per affrontare la vita. La famiglia è allo stesso tempo un luogo e uno strumento, porta e cacciavite, per questa consapevolezza: qualsiasi genere di famiglia.
Per questo cose banali come armonia e serenità, complicità e giudizio, correttezza e apertura, limiti e conoscenza, devono impregnarne l'aria".
Lei è molto giovane, Emanuele Rossi e io posso essere sua madre.Mi permetta quindi di dirle che non si possono giudicare le persone senza conoscerle. Non si possono tranciare giudizi supponendo di avere individuato punti deboli e mancanze in chi, peraltro lontano e sconosciuto, ha espresso opinioni lecite e plausibili, anche se diverse dalle nostre.Ho notato che lei cita spesso il vangelo e leggo, da Luca 10, 1-9 le parole di Gesù: “Andate …ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”.
Sì, noi (lei, sua moglie, io e tanti altri) che ci sforziamo, magari sbagliando, magari balbettando e incespicando di portare intorno a noi un po’ di luce e di amore, siamo come agnelli in mezzo ai lupi. Non siamo capiti, ci spieghiamo male e veniamo derisi. Ma quell’Uomo che duemila anni fa ci ha detto “Andate…” vede dentro il nostro cuore e giustifica le nostre fragilità.Giustifichiamoci anche noi, Emanuele, e cerchiamo ciò che ci unisce, non ciò che ci divide, perché stiamo camminando sulla stessa strada.

Roberta Grazzani

PS Anch’io sono allergica al kiwi. PS PS Non sono di Comunione e liberazione, anzi, sono proprio sulla sponda opposta. [non ho mai detto che Grazzani è di CL, ho detto che Tempi è "vicina a CL", e questo temo sia difficile smentirlo. nd Em]



Nessun commento:

Posta un commento

Commenta quel che vuoi o come vuoi. Ma cerca di mantenere quella che i più fighi chiamano "netiquette" e che qui chiamiamo "buon senso". Se poi riesci a dire anche qualcosa di intelligente, meglio.
Grazie