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martedì 15 ottobre 2013

Sì, il mondo è ingovernabile. Ma (anche) perché?

"Ingovernabilità": fosse da scegliere una parola per definire, raccontare, spiegare ai posteri, il pesante periodo storico che stiamo vivendo, sarebbe da scegliere questa. Ovunque, in ogni angolo, il mondo è ingovernabile: noi siamo ingovernabili.

La tragedia di Lampedusa di pochi giorni fa, un dramma senza fine, la cui gestione – al di là di una legge, la nostra, sbagliata – risulta ogni giorno più complessa e sfocata. Berlusconi, che s'è fatto paradigma dell'ingovernabilità, peripeteia eschiliana, che ha spiazzato i suoi, trasaliti, disorientati, come se le scelte – il governo – sul da fare fossero "niente" (citando Taverna). La situazione siriana, sfuggita di mano, ormai del tutto fuori controllo, con nessuno capace – se non il tempo e il sangue, ahimé – di rimettere in quadro le cose: persino l'unilateralismo americano ha scricchiolato. Gli americani, appunto: talmente ingovernabili da arrivare allo "shutdown", per la mancanza di una decisione anche lontanamente condivisibile dai gruppi politici. Niente sembra più regolabile – dissimulazione della governabilità – le opinioni diffuse a frequenze altissime che diventano fatti e deviano pensieri, tracimazione dei valori in altre vasche intorbidite, regole aggirate come regola, norme sociali completamente alterate: assenza di riferimenti, potere istantaneo.

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