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mercoledì 23 ottobre 2013

Quella volta che Empy arrivò in Europa

La parabola di Mario Monti - univocamente,  e per certi versi giustamente, riconosciuto in Europa e nel mondo come colui che salvò l'Italia dalla bancarotta - si sta chiudendo nel più goffo, strampalato e miserabile dei mondi. Avvolgendosi attorno ad un polemica sul cane Empy - il cuccioletto bianco che Monti adottò dopo un'intervista in cui Daria Bignardi a "Le Invasioni Brabariche" glielo mise praticamente in braccio - nella quale è entrato lo stesso Monti addirittura dalla pagine del CorSera, assurdità delle assurdità.

Prima, nel merito della presunta scomparsa di Empy, è intervenuta Michela Vittoria Brambilla  - l'ex ministro, ora paladino degli animali. Brambilla ha dichiarato, con sottile polemica politica, quella dialettica cavouriana insomma: “Non chiedo più a Monti conto dell’Italia, ma almeno mi dica che fine ha fatto Empy. Insomma, dato che Monti non ha certo salvato l’Italia, a differenza di quanto afferma, almeno ci dimostri di aver salvato un cane dell’Eurozona”. E va beh.

Ieri, come se non bastasse starne a parlare qui in Italia, lavare i panni sporchi di stupidità nell'angolo più nascosto e senza finestre della casa, Sergio Silvestris - eurodeputato gasparriano del Pdl (sì, ho detto gasparriano) - ha fatto il salto. Silvestris ha trasformato quella che fin qui era una discussione, una leva, politica, in un'interrogazione all'Europarlamento. Quei panni portati in piazza, in Europa, esposti al ludibrio degli altri - come se già non bastasse già, la considerazione di cui sotto sotto, ma nemmeno troppo, godiamo. Infatti, stando a quello che scrive nonleggerlo (il cui autore, Will, è informatissimo su fatti del genere) appellandosi all'articolo 4 della Convenzione sugli animali, Silvestris avrebbe chiesto alla Commissione Europea di scoprire "che fine abbia fatto il cane Empy, se sia stato abbandonato, se l'animale riceva cibo e acqua a sufficienza". In un'interrogazione ufficiale.

La questione in toto non avrebbe nemmeno ragione di essere discussa, se non fosse un altro - l'ennesimo - esempio di come la politica si sta muovendo rincorrendo il consenso. Deputati da talent show, che ascoltando il rimbalzo delle opinioni, dalla strada ai più comodi social network, prendono la decisione su dove orientare la propria rotta. Non un gran momento, se anche l'algido professore, simbolo della pragmatica tecnocrazia, della fredda risoluzione, sorda alle grida del popolo in nome di una qualche ragio di stato, un qualche bene superiore che l'istinto della massa rischia di confondere, scende - e non "sale" come quella volta - su certi campi di battaglia.

La vicenda forse ce la ricorderemo come "quella volta che il cane di Monti arrivò in Europa", invece questo momento come ce lo ricorderemo? (Se ce lo ricorderemo - ammesso cioè che nel futuro ci sia spazio per un pezzo di passato, oppure si continuerà a rincorrere un presente che cambia continuamente e offusca i nostri obiettivi?).

Nota: questo è il primo degli "weekly", specie di resoconti settimanali su cose che mi hanno colpito - di sicuro non resteranno alla storia. Li scriverò finché ne avrò voglia. Un po' tipo i daily



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