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mercoledì 9 ottobre 2013

Perché Snowden non deve prendere il premio Sakharov

Questo è un post che riprende in forma più perentoria ("hard version"), quello che già qui si era detto.

Domani (10 ottobre) verrà assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero. Tra i finalisti la favorita sembra essere Malala Youfaszai. Il premio viene assegnato dai voti dell'Europarlamento e Malala ha dalla sua parte i tre gruppi principali, Ppe, socialdemocratici di S&D e Alde. A giocarsela con lei, tre dissidenti bielorussi, Ales Bialatski, Eduard Lobau e Mykola Statkevich, tutti più o meno passati per la strada della prigionia politica. Poi c'è Edward Snowden, sostenuto dai Verdi e dalla Sinistra Unitaria.

Snowden non vincerà il premio quasi sicuramente. Fortunatamente. Per almeno due ragioni.

La prima è che di fatto gli altri finalisti, Malala come i bielorussi, se lo meritano di più - detto così, in modo quasi elementare, diretto e senza giri di parole. E senza nemmeno trascendere dal fatto che il premio a Malala può essere una sorta di endorsement da parte dell'UE al suo futuro in politica - annunciato alla BBC - così come lo stesso può essere detto del Nobel per la pace, al quale pure è candidata. Ciò nonostante, evitando stupide quanto inutili dietrologie, le figure come Malala - e come ripeto i bielorussi - sono esemplari, modelli, paradigmi, di realtà dove la questione dei diritti civili è sensibilmente diversa rispetto a quella del cosiddetto Occidente, dove noi e gli Snowden viviamo. Senza tralasciare, è quasi inutile ribadirlo, le derive che le situazioni "tipo-datagate" possono prendere. Ma un conto è non poter esprimere la propria opinione, venir considerati esseri umani di seconda serie, rischiare la vita per vivere la quotidiana libertà; un altro è subire una sorta di controllo dei nostri traffici informatici, per ragioni di sicurezza.

Qui si apre la seconda questione, infatti. Perché per come la vedo io, non sono nemmeno sicuro che quelli come Snowden siano dei paladini dei diritti umani. La domanda "eroi o criminali?" a me lascia ancora un po' - parecchio a dire il vero - di dubbio. Rivelare al mondo informazioni su programmi di sicurezza, non credo sia un gesto estremamente nobile, soprattutto se quei programmi appartengono ad una realtà - gli Usa e quella occidentale in genere - fortemente esposta. Per questo, Snowden dovrebbe essere in galera - se non altro per aver violato le regole. Sebbene creda profondamente nella libertà con tutte le mie forze, non mi sento oppresso da un "sistema globale" - gomblotto! - che mi controlla, mi numera, mi scheda. Ammesso che esistesse, se funzionasse correttamente e fosse mirato alla prevenzione, alla sicurezza e arrivo a dire pure a migliorarmi la vita, io sarei ben disposto in cambio a rinunciare a un po' di quella libertà: anzi, ne sarei lieto. Certo il bene, la cosa migliore, sarebbe saperlo prima e accettare di conseguenza; ma tuttavia anche se questa sorta di controllo venisse fatto in forma segreta, sulla fiducia della buonafede, beh, fate pure. E non è il semplicistico discorso, "ché tanto non ho niente da nascondere" - fosse anche il semplice imbarazzo per essere andato in qualche sito di gossip per vedere le foto del matrimonio di Belen, tutti abbiamo qualcosa da nascondere. Il punto è il valore della nostra vita: non mi risulta che la nostra libertà sia limitata da un Grande Fratello osservatore e controllore delle nostre esistenze - quanto meno non me ne risultano le evidenze, senza accedere a teorie risibili e prive di fondamento anche solo empirico - che ci blocca, ci tarpa, ci aliena, ci incatena, ci impedisce l'autodeterminazione, ci inibisce, ci ammorba, ci persegue. Ragion per cui, non cambierei niente della mia realtà con quella di una pachistana, anche se mi mettessero una cimice addosso - ragion per cui, se c'è un premio da dare a chi lotta per i diritti umani, diamolo a chi lo fa sul serio, e non per spirito.

Per adesso, poi in futuro ne riparleremo.


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