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giovedì 31 ottobre 2013

Nuovi guai coi droni (neanche il tempo di respirare)

Gli Stati Uniti stanno riallacciando i rapporti con il Pakistan - è notizia di pochi giorni fa, la riattivazione degli aiuti economici americani. In questi stessi giorni, il Washington Post ha scritto di aver ottenuto dei documenti dalla Cia, secondo i quali il governo pakistano sarebbe stato a conoscenza, e spesso avrebbe avallato, gli attacchi con i droni.

La questione trova spazio, perché il Pakistan - nella stessa persona del PM Nawaz Sharif - ha più volte criticato questa strategia militare invitando pubblicamente l'amministrazione Obama a rivedere la tattica; in particolare in questo periodo, Sharif è impegnato in una sorta di campagna populista per chiedere la fine del programma.

Con la popolazione pakistana indignata, Obama ottiene indubbiamente un punto a suo favore dall'uscita dei memo segreti sulla complicità del governo di Islamabad.

Tuttavia ogni rosa è piena di spine per il presidente, soprattutto in questo periodo. Neanche il tempo di tirare il tipico respiro di sollievo, che sono usciti infatti in rapida successione un rapporto di Amnesty International in cui si denunciano uccisioni irregolari, addirittura assimilabili a crimini di guerra; nello stesso momento, un documento dell'Assemblea Generale dell'Onu conteggia almeno 400 uccisioni di civili causate dagli attacchi con i droni in Pakistan, a cui fanno eco le stime del Bureau of investigative journalism, in cui lo stesso numero di civili uccisi salirebbe tra i 407 e i 926.  

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