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giovedì 24 ottobre 2013

Oggi come ieri (e poi come domani)

Lo scoop di Le Monde, la visita di Kerry, le rivelazioni sulle intercettazioni delle utenze telefoniche della Cancelliera Merkel, hanno riportato - di istinto e senza i necessari approfondimenti e chiarimenti, va detto, per ora - la questione Datagate di nuovo al centro del dibattito pubblico italiano. E allora Ansa poco fa ha battuto come "ultim'ora" le rivelazioni di Greenwald all'Espresso proprio sulle attività spionistiche in Italia. 

Ma Greenwald - il giornalista che insieme a Laura Pointras ha portato avanti lo scoop del Guardian tenendo i contati diretti con Edwrd Snowden - ha parlato con l'Espresso a giugno, esattamente il 17. In quell'occasione il giornalista inglese non escluse che anche noi fossimo sotto controllo, ma non fornì informazioni precise. Ci ha pensato Fabio Chiusi, che per l'Espresso scrive, a sottolineare la (mezza) bufala.

La notizia vera, semmai, è un'altra, pubblicata proprio dall'Espresso, in cui si racconta di un programma - "Tempora" il suo nome - con cui il Gchq, ossia il Government Communications Head Quarter, inglese controlla molte delle telefonate trattanti informazioni sensibili, degli stati stranieri (tra cui anche il nostro). Con il fine della stabilità del "benessere economico dell'Inghilterra" verrebbero tenute sotto controllo conversazioni che riguardano le "intenzioni politiche dei governi stranieri", "i gravi reati economici", “posizione dei governi stranieri su determinate questioni militari", "il controllo del traffico di droga" e "il contrasto alla proliferazione degli armamenti".

Ora spostando l'attenzione sui fatti - e tralasciando il modo di raccontarli - c'è una considerazione da fare. E lo dico con la voce di uno che preferisce sacrificare un pezzo della propria libertà per la propria sicurezza. 

Ammesso poi che avere le proprie attività on line - per esempio questa di questo blog - monitorata da una qualche Agenzia governativa possa significare "sacrificare la propria libertà": da quando è scoppiato il caso Datagate, non c'è nulla che ho fatto pubblicamente, che non avrei fatto prima. Certo, di questo si parla con una certa leggerezza e tranquillità, perché qui da noi quelle libertà - tutte, non scherziamo! - sono garantite, permesse, quasi scontate. Dello stesso non potrei dire se vivessi in Bielorussia, per esempio - ma allora il discorso sarebbe diverso.

Ma questa premessa, viene meno davanti alle ultime rivelazioni: sia quelle su Le Monde, che successivamente sullo Spiegel, che parlano del controllo di utenze sensibili - anche qui in Italia e di cui scrive l'Espresso, come si diceva sopra. 

Il fatto allora non è più monitorare i cittadini al fine della sicurezza. Il fatto diventa un'ingerenza all'interno della vita politica di un paese indipendente - alleato per giunta - e non più una questione di sicurezza e prevenzione. È a tutti gli effetti una ferita alla Democrazia, alla fiducia, alla stabilità internazionale, e per certi versi alla sovranità nazionale dei singoli stati. 

E tutto assume dimensioni di livello superiore. Controllare i comuni cittadini ha un valore, magari in accordo con i servizi segreti di vari stati; controllare i membri dei governi ne ha tutto un altro. (Ci sarà modo di riparlarne).



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