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giovedì 10 ottobre 2013

Nazionalizza il debito, privatizza il profitto

Sul CorSera di oggi, c'è una bel op-ed di Milena Gabanelli, che ripercorre velocemente la storia recente di Alitalia e dei Capitani coraggiosi - i patrioti come Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, Immsi (Colaninno), Atlantia (Benetton), Riva Fire tra i principali - che fecero ai tempi la cordata per salvare l'azienda (se n'era parlato qui).

Gabanelli dice cose giustissime, sensatissime e che rappresentano un po' il come #adesso occorre affrontare certe situazioni. Già dal titolo "Non fateci pagare ancora il disastro Alitalia". Il passaggio conclusivo dell'editoriale è quello rappresentativo:
Alitalia è ora un’azienda privata e va trattata come tutte le altre aziende private. Deve ristrutturare il proprio debito e diluire gli azionisti che non parteciperanno a nuovi aumenti di capitale.[...] E se gli azionisti e creditori di Alitalia non accetteranno questa soluzione velocemente l’azienda fallirà. La cosa ci farebbe naturalmente dispiacere, ma qualcuno pensa che se Alitalia venisse venduta, la gente non verrebbe più in vacanza in Italia?
Sull'importanza strategica dell'azienda, si sta portando avanti una battaglia che potrebbe essere anche mascherata dall'ideologia - l'italianità e/o lo Stato che soccorre -, ma in realtà è la pura perpetrazione di interessi e stabilizzazione di potere.

A proposito di questo, sullo stallo delle trattative, c'è un altro pezzo interessante. L'ha scritto oggi Giorgio Meletti sul Fatto e spiega bene il lavoro - lavorio, anche - in cui Letta è impegnato: salvare il credito delle banche, fortemente esposte con Alitalia. (Ecco il link http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/10/crisi-alitalia-letta-cerca-di-salvare-i-crediti-delle-banche/739426/)

A proposito della questione del credito, poi, c'è una cosa che mi preme sottolineare. L'amministratore dell'Eni Scaroni, ha minacciato di chiudere i rubinetti del carburante. Alitalia avrebbe qualcosa come 30 milioni di fatture inevase. Circostanza - lo stop delle forniture - che potrebbe bloccare i voli, l'operatività, addirittura già da questo fine settimana. Poi le cose si sistemeranno, andranno a posto, senza arrivare alla situazione estrema - e già sembra che sia così secondo gli ultimi rumori. 

La cosa che mi preme dire è che Scaroni non è né matto né crudele, ma sta nel e fa il giusto. In questo nostro strano stato - dove le regole di mercato, anche le più spicciole, spesso vengono meno davanti all'ideologismo e soprattutto davanti ad una realtà dipendente, di dipendenti, lontana dall'esigenza d'impresa  - c'è chi ha provato a far passate Eni come la crudele multinazionale senza cuore, che pur di tutelarsi schiaccerebbe anche gli innocenti.

Magari sarà anche, Eni è una grossa realtà diffusa e non metto in dubbio che alcune proprie attività industriali, e di lobbying, possano aver viaggiato - magari anche con un piede al di qua - sul confine della legalità: ma questo non è di certo un caso.

Se fossi Eni, considererei Alitalia un cliente importante e di prima attenzione (come di sicuro Eni farà), ma se il cliente non paga, nessuno può obbligarmi a tenermelo. Anche perché Alitalia col prodotto Eni crea il proprio profitto, ragione per cui se non è in grado di rientrare con le spese, la colpa é di una cattiva gestione aziendale. 

Qui si riallaccia il discorso a quello di Gabanelli, perché detto che un'azienda di trasporti non ha soldi per pagare il carburante, allora quell'azienda deve essere rivista dal profondo, radicalmente, se vuole continuare ad esistere. 

E non posso di certo essere io, noi, a fargli il pieno. 


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