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martedì 29 ottobre 2013

L'Italia ti spezza il cuore

Si è discusso molto oggi di un editoriale di Frank Bruni sul New York Times, dedicato all'Italia. Anche se in qualche tratto la nebbia dello stereotipo più offuscare un po' il discorso, Bruni scrive cose vere e forti. Perché conosce l'Italia, e perché ne ha scritto delle prelibatezze enogastronomiche con adeguatezza e perizia dal suo ruolo di chief restaurant critic per il Nyt (dal 2004 al 2009); e perché prima di quell'incarico ne ricoprì un altro sempre per il giornale newyorkese, quando è stato bureau chief a Roma (2002-2004).

Adesso è op-ed columnist di punta e ha dedicato l'editoriale di domenica proprio a raccontare il suo ultimo viaggio tra Milano, le Marche e Roma; il titolo è proprio "Italy breaks your heart".

Ci sono, secondo me, due passaggi su tutti: mentre si chiede se "è il fatalismo ciò che segue troppi anni di pessimismo", Bruni scrive:
Per l’Italia priva di direzione di marcia, ho trovato una metafora che è fin troppo semplice e calzante: cartelli stradali che non possono più essere letti perché erbacce e alberi incolti li oscurano. Non c’è una traccia per sapere se realmente stiamo andando da qualche parte.
E poi conclude:
L’Italia è quello che succede quando un paese sa bene quali sono i suoi problemi, ma non riesce a riunire la disciplina e la volontà necessaria per risolverli, è quello che succede quando la disfunzione politica si trascina e il buon governo diventa un miraggio, un mito, una battuta.
Dategli torto.



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