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domenica 20 ottobre 2013

La vittoria di Pirro del Tea Party

Peter Coy, editorialista economico di Bloomberg Businessweek, ha scritto un editoriale sullo shutdown. Nel pezzo Coy sostiene che in effetti dal braccio di ferro sulle spese governative, il Tea Party è uscito - per certi versi - vincitore. Come più o meno ha fatto in tutti questi ultimi anni.

La motivazione starebbe nel fatto che in effetti, il fronte più radicale dei conservatori, ha raggiunto l'obiettivo dei tagli alla spesa pubblica su una parte consistente del bilancio: quella discrezionale. Che però è la parte che serve di più ai cittadini, specie - neanche a dirlo - alle fasce più basse.

Secondo Coy, l'azione da terra bruciata del Tea Party ha sì, obiettivamente prodotto importanti vittorie legislative, ma d'altro canto ha provocato il danneggiamento della popolarità del movimento. Una vittoria di Pirro. E Coy cita proprio una celebre frase del condottiero dell'Epiro: "Se siamo vittoriosi in un'altra battaglia con i Romani, saremo completamente rovinati".

Il punto sarebbe dunque che il Tea Party pur di portare avanti i propri programmi, abbia troppo spesso dimenticato di attenersi alle contingenze del reale - momento non troppo buono per tenere il debito sotto controllo, pallino del TP - perdendo contatto con il bene profondo della gente, seguendo l'istinto e la fin troppo rapida e schizofrenica formazione del consenso. Le iniziative di taglio alla spesa, nel caso americano, sarebbero arrivate troppo in fretta, troppo precipitosamente, in una fase storica in cui la (seppur debole) crescita doveva essere sostenuta - vedi la scelta di Yellen, colomba delle colombe.

Torna di nuovo il problema della lungimiranza all'interno di certi movimenti, del progettare e programmare, della rotta a lungo termine: passaggio che una volta ottenuto, potrebbe far sì che il Tea Party in America - come il M5S, qui da noi - diventi vera spinta per il Paese. Ma questo, richiederebbe moderazione e controllo, cosa che certi corpi politici non possono permettersi, pena la perdita di consistenza elettorale e di spirito esistenziale.


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