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sabato 26 ottobre 2013

La prima bolletta l'hanno pagata al Pakistan

Riemerso dal pantano dello shutdown, e salvato all'ultimo dalla possibilità di scivolare nelle sabbie mobili del default, Obama riparte la sua traversata nel deserto. Neanche il tempo di riprendere fiato, di godersi il miraggio di una stabilità momentanea - sappiamo che in realtà tutto è soltanto rimandato - che arriva una nuova piaga.

Il Datagate prende dimensioni più grosse: viene fuori che si spiavano uomini politici, imprenditori, alti funzionari di stato.

E passi per noi, italiani, che un po' abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo saputo di esserci in mezzo - quasi come un wildiano "bene o male purché se ne parli", molto più come quelli che temevano di essere retrocessi in secondo piano tanto da non essere nemmeno interessanti da spiare. Passi per noi, quindi: ma i francesi, i tedeschi e ora pure gli spagnoli, si sono abbastanza indispettiti. Vedremo come finirà: mi trovo molto d'accordo con quello che scrive Guido Moltedo su Europa. La risolutezza dei governi europei, che lasciano solo il tradizionale alleato, è dovuta al fatto che ormai ogni governo risponde solo alla propria opinione pubblica - di nuovo, il consenso immediato e schizofrenico, di questo mondo ingovernabile. (E aggiungo, che un po' il motivo di quella risolutezza sta anche nel fatto che ormai l'America non fa così paura: non è così diversa, enorme, ma vive le stesse problematiche, vacilla e inciampa, proprio come tutti gli altri).

Nel frattempo - meanwhile, per dirla come si diceva per Gotham City - Associated Press parla della riattivazione dei finanziamenti al Pakistan.

Si tratterebbe di 1,6 miliardi di dollari, dei quali l'amministrazione Obama non avrebbe fatto troppa pubblicità, diciamo così. Gli aiuti economici che Ap definisce "rilasciati silenziosamente" segnerebbero il ripristino dei rapporti tra i due stati, dopo l'interruzione del 2011. Il Pakistan infatti non aveva gradito l'intervento dei Navy Seal nel suo territorio che aveva portato alla morte di Osama Bin Laden - 2 maggio 2011 - nel corso della Operation Neptune Spear, dichiarando che le truppe statunitensi erano entrate senza autorizzazioni. Per tutta risposta gli americani avrebbero preso non troppo bene, le informative che segnalavano di continue soffiate al leader di Al Qaeda, da parte di elementi vicino al governo locale, ogni volta che la possibilità della cattura si concretizzava. Sarebbe proprio questo atteggiamento ambiguo, che avrebbe portato allo stop dei finanziamenti americani.

Sembrerebbe dunque, che le motivazioni del silenzio sulla riattivazione, siano bilaterali. Se infatti da un lato il governo pakistano non gradirebbe rendere pubblico "l'aiutino", anche per dare all'esterno un segnale di indipendenza, o meglio per non dare quello di dipendenza (dagli americani, per di più); d'altra parte lo stesso vale per gli Stati Uniti. Dopo le posizioni controverse sul colpo di stato egiziano e gli inciampi e le titubanze sulla questione siriana, Obama ha tutto meno che l'interesse di raccontare ai suoi cittadini che sta - o meglio "stanno", con le loro tasse - fornendo un finanziamento economico ad un paese controverso, con una politica spesso corrotta e una gestione della sicurezza e della lotta al terrorismo discutibile.

Così come è stata discutibile quella di Obama.



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