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mercoledì 23 ottobre 2013

La notizia, l'impulso, il consenso

In questi esatti minuti, le prime pagine di diversi giornali stanno aprendo con la notizia di una risoluzione del parlamento europeo che ammonirebbe: "L'Italia riveda la Bossi-Fini" - così per esempio titola Repubblica. Messa in questo modo sembrerebbe che all'Europarlamento ci abbiano dato una lavata di capo per quella legge ingiusta. Ci potrebbe anche stare, per carità, la Bossi-Fini ha in sé diverse pecche. Ma invece non è così, o almeno non proprio - tant'è che la citazione virgolettata scompare all'interno del pezzo, dove il provvedimento viene descritto come un "implicito riferimento".
la prima pagina di Repubblica.it ore 18:34

La notizia, ripresa con gli stessi toni anche dalle agenzie (per esempio l'Ansa) tratta di una norma approvata, in modo bipartisan, che chiede agli Stati membri di "modificare o rivedere ogni legge nazionale per assicurare che non ci siano punizioni per chi assiste i migranti in difficoltà in mare". Al centro della risoluzione di Strasburgo, non c'è solo la nostra legge - che sia chiaro non sto qui a difendere, qui si fa un discorso di diffusione della notizia. La questione riguarda la giurisdizione del Testo Unico sull'immigrazione e ai trattati internazionali sottoscritti, anche dall'Italia, (come SAR e SOLAS) e negli emendamenti che sono stati di volta in volta votati dall’organismo dell’IMO, organizzazione dell'Onu che si occupa di regolamentare la navigazione.

La Bossi-Fini, in realtà non ha mai comportato indagini verso qualcuno che ha fornito soccorso ai migranti: verrebbe da dire che sia ovvio così, e infatti lo è, ma la questione è un po' più complessa. Il reato di favoreggiamenti dell'immigrazione clandestina esiste, è quello che comporta le indagini verso gli scafisti per capirci, ma al comma 2 dell'articolo 12 del Testo Unico sull'immigrazione si legge "Non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato". Questo passaggio non è stato mai modificato dalla Bossi-Fini - che invece, nell'adozione del testo, ne ha modificati degli altri.

Tant'è che giorni fa su Mondo, venivano riportate le parole del ministro della Giustizia Cancellieri, che diceva che in Italia "nessuno è stato mai indagato per aver prestato soccorso". In realtà un caso c'è stato e risale al 2007. Ne ha parlato giorni fa Davide De Luca sul Post, facendo il solito preciso e chiaro factcheking. L'intera vicenda è stata raccontata da Antonello Mangano su Linkiesta e riguarda una sorta di errore giudiziario - anche se poi tutto s'è risolto, sebbene non si sa se ci sia stato un risarcimento.

La storia, in breve, è avvenuta l'8 agosto del 2007 e ha per protagonisti due pescatori tunisini, che soccorsero una quarantina di migranti in mare e furono successivamente indagati sia per immigrazione clandestina sia per resistenza a pubblico ufficiale e aggressione di navi da guerra. I motivi: innanzitutto quando arrivarono al porto di Lampedusa, le stive della nave erano vuote, così che gli inquirenti pensarono che in realtà i soccorsi fossero solo una scusa - si sarebbe potuto trattare di scafisti. In più il salvataggio era avvenuto in acque extra territoriali, circostanza che aveva portato la marina italiana a richiedere ai tunisini di invertire la rotta: ma questi forzarono il blocco e entrarono al porto italiano. Furono assolti da tutti e tre i capi d'accusa, vedendo riconusciuto lo "stato di necessità" che aveva spinto l'ingresso a Lampedusa - oltre che di fatto erano pescatori e non scafisti.

Dunque ci risiamo: la Bossi-Fini è una legge controversa, mal digerita da una certa fascia di popolazione italiana, anche per come ce l'hanno presentata - questo non significa che non abbia problemi, ripeto allo sfinimento.

La notizia drammatica del naufragio di qualche giorno fa e di quelle incolpevoli vite spezzate, ha di certo sensibilizzato ulteriormente l'opinione pubblica su un problema che è grosso e complicato - e le cui complessità ed articolazioni non riguardano ovviamente soltanto l'Italia.

Va detto con chiarezza che in questi giorni, qualcuno ha provato a far ricadere le colpe di quel che è successo quella nostra legge - ripeto, di nuovo, certamente da rivedere. Ma è illogico e scorretto. E comunque un po' ci siamo cascati - e per certi versi legittimamente, seguendo quello che ci venivano e ci viene trasmesso dalle fonti di informazione.

Inseguire le notizie non significa doverle travisare e deviare, atteggiamento che invece rientra in parte - e a tutti gli effetti - nella solita questione dell'accaparrarsi il consenso: d'impulso, poco importa il resto. E rientra anche nella differenza che c'è tra il raccontare i fatti e raccontarla. Ma, d'altronde, le già trecento condivisioni danno ragione a loro.



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