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lunedì 21 ottobre 2013

Grand frère

Oggi Le Monde è uscito con uno scoop riguardo il caso Datagate. Natalie Nougayrède, la direttrice del quotidiano francese, ha scritto un editoriale in cui prima ha spiegato come il suo giornale ha lavorato sull'inchiesta - essenzialmente si tratta di documenti forniti da Snowden, con la collaborazione dello staff di Gleen Greenwald - e poi ha fatto un paio di riflessioni interessanti che vale la pena riportare.

Nougayréde sottolinea che l'approccio del suo lavoro giornalistico - suo e della redazione che dirige - non è quello di predicare e pretendere "una trasparenza assoluta", evitando pubblicazioni irresponsabili. Con la consapevolezza che le rivelazioni di Snowden possano essere destinate ad indebolire la società, invita però a considerare che per consolidarla - questa società - occorre una maggiore consapevolezza dei rischi che la lettura di questi dati può comportare. Citando il film "Le vite degli altri" - in cui Florian Henckel von Donnersmarck descrive l'apparato con cui la Stasi nella Germania est controllava i propri cittadiani - ricorda che l'invasione sistematica della privacy è una peculiarità dei sistemi totalitari.

"La libertà di comunicare e di godersi la privacy della corrispondenza è una pietra angolare delle democrazie funzionanti" scrive. Ammette che l'opinione pubblica possa criticare - in questo blog si è fatto diverse volte, ma cercando di mettersi sempre in discussione - l'approccio dei medi che hanno deciso di dare spazio a queste rivelazioni, ma invita a tenere in primo piano la propria responsabilità professionale. "Non vi è alcun problema di mettere a rischio la sicurezza degli Stati Uniti o i suoi alleati" sottolinea.

Conclude invitando a tenere a non sottovalutare l'importanza di questi casi: di come la potenza tecnologia abbia allargato quasi illimitatamente le possibilità di questo "Grande Fratello globale". Chiude, Nougayréde, chiedendo di riflettere sulle implicazioni per la nostra libertà: e invita la Francia a fare come la Germania e il Regno Unito, dove le inchieste giornalistiche hanno prodotto un ampio dibattito politico e sociale in merito.

E in Italia? Tutto - come spesso - è molto confuso, nebuloso, superficiale, e poco pensato.

Link
- dello scoop di Le Monde, ho scritto anche su The Post Internazionale




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