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giovedì 24 ottobre 2013

Datagate e droni

È stata pubblicata lunedì sul New York Times, una ricerca che parla di decine di morti civili, avvenute durante i raid statunitensi in Pakistan, effettuati con l'uso dei droni - i discussi velivoli senza pilota, che Obama ha utilizzato per la campagna di omicidi mirati di alcuni terroristi.

Dell'uso dei droni - campagna militare che la Cia aveva definito "trionfale" - si parla anche sul Washington Post, ma da un altro lato. Secondo il WaPo ci sarebbe stata una strettissima collaborazione tra la Cia e l'Nsa, dove quest'ultima avrebbe fornito i dati necessari (mail e telefonate) per individuare i soggetti di alcuni attacchi armati, attraverso proprio gli strumenti del Datagate.  Il programma segreto, che prederebbe il nome Counter-Terrorism Mission Aligned Cell, sarebbe stato costituito da un'apposita unità dell'Agenzia di sicurezza nazionale, con il fine di individuare target piuttosto difficili da scovare.

Tra questi, sarebbe finito anche Hassan Ghul, collaboratore strettissimo di Osama Bin Laden, già catturato dalla Cia nel 2004 e tenuto prigioniero per un paio di anni, poi rilasciato perché aveva fornito informazioni importanti su Bin Laden. Dopo l'uccisione del leader qaedista, Ghul sarebbe diventato obiettivo sensibile: il controllo dell'Nsa avrebbe permesso di scovarlo attraverso una mail spedita dalla moglie. La mail avrebbe permesso di localizzare Ghul e guidare l'attacco con i droni, che lo ha ucciso nell'ottobre del 2012 - attacco ed assassinio mai ammessi pubblicamente dall'amministrazione americana, sempre secondo quel che scrive il WaPo.

Le informazioni sono un po' parziali, anche perché la documentazione fornita al giornale di Washington è comunque segretata dall'Intelligence, tuttavia sembra che siano stati proprio gli strumenti di sorveglianza al centro del dibattito pubblico di questo periodo, a permettere l'individuazione dell'email e tracciare la via per l'intervento militare.

Ora il punto è che a mio avviso si sta perdendo un po' il senso di tutto questo. E perché il fatto che due agenzie governative di sicurezza collaborino, non mi sembra sia niente di strano: anzi, l'interfunzionalità è nota di merito - nel caso, se ce ne fosse stata più in Italia, magari si sarebbero evitati imbarazzanti episodi come quello della vicenda Ablyazov. In più, sul discutere di certe operazioni si perde di vista l'uso per cui i metodi di sorveglianza sono entrati in funzione. Qui non si tratta di discussioni pindariche - quanto giuste - sul futuro e magari sulle implicazioni di questi strumenti: qui si parla proprio del merito, della funzione, dello scopo per cui quelle "apparecchiature" sono messe in funzione ogni giorno.

Se l'obiettivo è individuare e tracciare i terroristi, preservare la sicurezza, prevenire crimini e attentati, allora, nel caso, il controllo incrociato dei dati, ha funzionato perfettamente. Permettendo l'individuazione di un terrorista considerato potenzialmente pericoloso.

Questo, ovviamente, non significa che l'omicidio, l'assassinio, l'intervento armato, siano la migliore soluzione - potrebbe anche essere, ma l'aspetto non riguarda questo post - così come non significa negare che spesso al posto di ricercati criminali, siano finiti sotto l'obiettivo dei droni civili innocenti. Semmai, la questione è relativa al non funzionamento dei droni stessi, magari non sempre chirurgici, oppure al non funzionamento dell'analisi dei dati: ma d'altronde, dubbi sul programma dovrebbero venire già semplicemente dal fatto che se ne sta parlando.

Se un programma è segreto, per funzionare bene, come minimo, tale dovrebbe rimanere.





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