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mercoledì 16 ottobre 2013

Un po' di dietrologia sullo shutdown

I leader repubblicani e democratici hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per interrompere lo shutdown - e contemporaneamente innalzare il tetto del debito, così  come si presumeva. L'intesa trovata al Senato - da calendarizzare per il voto alla Camera dove la maggioranza di 32 deputati  dovrebbe essere raggiunta attraverso il voto favorevole di un gruppo di repubblicani - prevede la riapertura di bottega fino al 15 gennaio e il rinvio al 7 febbraio (prima si pensava al 15) per il debt ceiling con un innalzamento temporaneo.

Da subito i commentatori hanno ripreso la notizia come una sconfitta della linea intransigente dei repubblicani, Josh Voorhees sul suo liveblog per Slate ha parlato di "Boehner defeats"  - e in effetti la posizione, e il piano, del leader Gop non hanno riportato un buon risultato.

Sia chiaro, che la soluzione è arrivata perché inevitabile: si tratta di una soluzione politica, per certi versi di responsabilità, soprattutto dovuta al time limit sul debito e al conseguente rischio default. Ma ci sarebbe da fare un po' di dietrologia. Cosa che in questo spazio solitamente si evita: qui di solito si raccontano fatti, si analizzano e semmai ci si costruisce sopra un'opinione - assolutamente non richiesta e tutt'altro che indispensabile.

La dietrologia nel caso, però si basa su dei dati - fatti, appunto - raccolti durante gli ultimi sondaggi di questi giorni.

 E quei dati dicono, secondo un poll del Washington Post, che il 74 per cento degli americani disapprova il comportamento dei repubblicani; il 53 per cento li accusa di aver tutte le colpe (mentre il presidente si è fermato al 31), raggiungendo una "quota di colpevolezza" superiore a quella dello shutdown del 1995-96. Dai dati della Nbcsoltanto il 24 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere un’opinione favorevole del partito repubblicano e il 21 per cento ha dichiarato lo stesso del Tea Party: anzi è proprio l’ala più radicale che in genere viene incolpata della scelta di andare allo scontro diretto con la Casa Bianca e aver innescato lo shutdown.

Il 63 per cento degli interpellati, dice che i negoziati sul bilancio tra Obama e repubblicani del Congresso, li ha resi meno sicuri circa l'economia.

Più che un questione di confronto politico, c'è stata in gioco una questione di credibilità, comunicazione e fiducia politica: e per i repubblicani il passaggio in trincea, si è rivelato un boomerang. E forse anche su questo, il Gop ha deciso di mollare.

A conti fatti, probabilmente Obama riuscirà ad ottenere oltre che la tanto sofferta Obamacare senza tagli, anche un incremento del proprio gradimento. Sebbene, la sua sarà una vittoria a tempo determinato - così come la sconfitta di Ted Cruz, il deputato texano del Tea Party, simbolo dell'ostruzionismo repubblicano.

E invece l'autorevolezza, il prestigio, il credito internazionale degli Stati Uniti?



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