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venerdì 27 settembre 2013

Ma se la Siria non rispetta l'accordo?

Ieri, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si è raggiunto l'accordo sulla bozza di risoluzione per la questione siriana. L'accordo praticamente ricalca la bozza d'intesa del 14 settembre, e la Russia - rappresentata dal Ministro Lavrov - ha dato il via libera.

La decisione sarà votata alle ore 20 di oggi, venerdì, a New York dove il Consiglio ha sede - le 2 di mattina, ora Italiana. Si tratterebbe della prima risoluzione, "vincolante ed esecutiva", adottata dall'Onu dall'inizio del conflitto. Finora la Russia era sempre stata contraria e dunque non si era mai arrivati ad una decisione. Infatti la Russia è uno dei cinque paesi - insieme a Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e Francia - ad avere il diritto di veto sulle questioni del Consiglio, e sulla Siria (storico alleato sovietico) lo aveva sempre esercitato.

Il Consiglio di Sicurezza - un organo delle Nazioni Unite che delibera sulle violazioni e minacce della pace - è composto da 10 membri più i cinque permanenti. I membri non permanenti vengono votati cinque alla volta ogni due anni (periodo dell'incarico): adesso sono Azerbaigian, Guatemala, Marocco, Pakistan e Togo (con il presidente momentaneo Menan) in scadenza a fine 2013, e i nuovi eletti Argentina, Australia, Lussemburgo, Corea del Sud e Ruanda. Tutte le decisioni su questioni sostanziali (non procedurali) richiedono il voto favorevole di almeno nove membri dei quindici totali. Ma c'è il diritto di veto: e cioè, se uno dei paesi membri permanenti - il ruolo è storico, dovuto alla fondazione dell'Onu, proprio da questi paesi vittoriosi durante la Seconda guerra mondiale - pone il proprio veto, la decisione è bloccata. Così ha fatto la Russia fin qui, sulla Siria.

L'accordo raggiunto è stato già in buona parte criticato dagli analisti che hanno letto la bozza: il problema è legato al come procedere se Assad non rispetta gli intenti. Sarebbe infatti prevista la procedura del Capitolo VII della Carta Onu, che prevede l'imposizioni di sanzioni (embarghi eccetera) oppure l'intervento militare. Tuttavia, a quanto pare, non c'è nessun richiamo effettivo ed esplicito a questi due extrema ratio, che quindi, nell'eventualità, dovrebbero essere rivotati dal Consiglio di Sicurezza: dove ovviamente, la Russia potrebbe porre di nuovo il veto.

Nel testo in approvazione, si parla anche di processare i responsabili della violazione della Cac (Convenzione sulle armi chimiche), ma non è previsto nessun meccanismo per processare questi responsabili. Infatti il riferimento al Tribunale Penale Internazionale - la corte per crimini internazionali che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi, - è stato tolto dal testo per volontà della Russia.

Atto che indebolisce l’intero sistema sanzionatorio della risoluzione e pone la grossa problematica se Assad "facesse il furbo". Non un gran risultato per gli Stati Uniti, che tuttavia hanno commentato la risoluzione con un entusiastico "storica e senza precedenti".

La votazione di stasera, sarà comunque vincolata dal piano tecnico che l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) - con sede anch'essa all'Aia - dovrà redigere entro oggi. Si parla di come distruggerle.

Secondo quel che scrive il Washington Post oggi, la situazione - la fonte è un funzionario del Dipartimento di Stato - del rapporto presentato da Damasco alla Opcw, non reso ancora pubblico, sarebbe migliore del previsto. Dalle prime stime - confermate anche da un'analisi del governo russo, che è stato per anni partner militare siriano - si sa che la Siria possiede più o meno 1000 tonnellate di materiale chimico da guerra. 300 sono di iprite, la senape di zolfo - gas vescicante dal tipico odore di senape, usato già nella prima guerra mondiale e che gli italiani usarono in Etiopia. (Non è chiaro ancora invece, se in questa quantità siano conteggiate anche le mostarde azotate, agenti simili ma meno tossiche). L'iprite sarebbe sia in forma liquida che gassosa.

Una parte degli agenti chimici sarebbe in condizioni bifasiche: si tratta di materiali che vengono mantenuti separatamente e poi mescolati al momento dell'armamento delle bombe - su questi Ahzmet Uzumucu, direttore del Opcw, ha dichiarato ad Euronews che sarebbero addirittura più comodi da smaltire.  Tra questi ci sarebbe il restante dell'armamento:  gli agenti nervini, tra cui il famigerato Sarin, utilizzato nell'attacco del 21 agosto e di cui i soldati americani avevano detto di aver osservato proprio la preparazione via satellite nei tre giorni precedenti.

Molti degli agenti chimici siriani sarebbero comunque "unweaponized", cioè non armati. (Ne avevo già parlato su The Post Int su come fosse migliore la gestione in questi casi). Secondo Michael Kulhman - scienziato a capo della divisione di sicurezza nazionale di Battelle, società che ha smaltito parecchie armi americane post guerra fredda - i processi di neutralizzazione (per idrolisi) o di incenerimento sarebbero ben gestibili.

Il problema resta comunque l'impossibilità di trasferire i composti negli Stati Uniti, visto che esiste una legge che ne proibisce il traffico. E le difficoltà di posizionare in Siria le unità mobili, visto la guerra civile in corso - stesso dicasi per la costruzione dei nuovi, a cui si abbina la questione tempo. La Russia, a tal proposito si sarebbe proposta nuovamente da garante,  offrendo l'invio di un contingente militare (formato anche da soldati dell'Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, la Russian-led Collective Security Treaty Organisation) da mettere a presidio e difesa dei siti in cui gli ispettori dell'Onu e le squadre di distruzione opereranno. "Crediamo che l'arsenale debba essere smantellato in territorio siriano" ha detto Ryabkov, vice ministro degli Esteri al Guardian.

(Su tutto il silenzio di Obama).


Il disegnino del WaPo









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