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giovedì 26 settembre 2013

La grande sconfitta, in tutto, è dimenticare.

Scriveva Louis-Ferdinand Céline nel suo primo romanzo, "Viaggio al termine della notte".

M'è venuto in mente, perché secondo me Grillo qualche volta si dimentica di quel che dice. È un rischio del populismo anche questo, un rischio del correre dietro all'indignazione del momento, non regolare i processi ma farsi guidare dalle emozioni, non avere troppo chiara la strategia - non è l'unico dei partiti italiani ad essere messo così, ma il mezzogaudismo in certi casi è abominevole mediocrità senza scuse.

Oppure, per lasciar spazio anche al pensar bene, ha semplicemente cambiato idea. Non si sa perché e su quali basi, chiederglielo è impossibile, ragionarci prevede un certo genere di risposte - che se stiamo qui a scrivere e leggere, sappiamo già di che tono si tratta. Dunque resterà il dubbio sul suo nuovo modo di vedere la questione Telecom-Telefonica. 

Perché a me sembrava che lui avesse un'idea diversa rispetto a quella sorta di protezionismo, autarchia, "italianità" - che Dio se la dimentichi per quel che c'è costato. Insomma, poi il Post ha ritrovato quel che aveva scritto quasi tre anni fa sul suo blog e quel che ha commentato in questi giorni: antipodi. 
L’Italia perde un altro pezzo, Telecom Italia. Le telecomunicazioni diventano spagnole. Un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane. [...] Il danno che deriva all’Italia dalla perdita di Telecom Italia è immenso. Il governo deve intervenire per bloccare la vendita a Telefonica con l’acquisto della sua quota, è sufficiente dirottare parte dei miliardi di euro destinati alla Tav in Val di Susa che neppure il governo francese vuole più. [24 Settembre 2013 alle 13:28]
Ma prima
Telecom deve essere venduta al più presto a Telefonica o a qualche grande gruppo internazionale prima che gli attuali azionisti ne spolpino anche le ossa. Telecom è morta, ma si possono espiantare i suoi organi e salvare l’occupazione ancora rimasta. [...] Cari Bernabè e Galateri, vendete quello che è rimasto a Telefonica, restituite la dorsale allo Stato e dopo andate a casa, insieme al consiglio di amministrazione, prima del fallimento. [29 Aprile 2010 alle 10:27]
Detto così, per cronaca - e per segnarci un altro appunto su questo periodo e su questa nostra politica. Perché poi, se fosse stata roba che riguardava Scilipoti, per non dire Berlusconi, o adesso Renzi, finiva che non ti dico: apriti cielo, i partiti sono sempre i soliti, hanno degli interessi sotto, e via dicendo - che mica ti dico che non sia vero, ma che tu non sei granché meglio, sempre per dire eh.



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