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giovedì 5 settembre 2013

Il gigante e la bambina

Ligabue è un cantante che se sei nato intorno agli anni 80, non puoi
a) non aver mai ascoltato
b) non aver mai cantato
c) non aver mai ballato una sua canzone con una birra in mano, l'altra sul culo di qualcuna e poi rovesciato la stessa birra addosso alla proprietaria di quel culo, che dopo averti guardato con gli occhi degli scheletri sulle copertine degli Iron Maiden, ti ha dato del coglione, che mandarti in bianco è dir poco, riadattando ad un utilizzo post party quella mano.

Anche se non ne sono un culture, ci sono diverse sue canzoni che hanno a vario titolo e con vario merito - tra i meriti, uno è che ero molto bravo a cantare "Sogni di Rock 'n Roll", o almeno pensavo di esserlo - accompagnato la mia vita. Tra le mie preferite c'è "Marlon Brando è sempre lui",  di sicuro.

In questi giorni ho pensato a un pezzo di Marlon Brando, che fa
Vedi in fondo siamo sempre qui, e non è obbligatorio essere eroi 

E ci ho pensato parecchio in relazione a quella bella storia di cronaca - finalmente una bella storia di cronaca, che di belle storie di cronaca non ce ne sono mai, soprattutto in alcuni Tg - che speriamo finisca ancora meglio: parlo di quel camionista che si è fatto scudo col suo mezzo, affinché potesse essere soccorsa una bambina finita in strada vittima di un incidente stradale. Lei è ancora ricoverata in gravi condizioni a Bergamo e che Dio l'aiuti, il suo Dio o il nostro poca differenza fa.

Già, perché la bambina si chiama Jihan ed è di origine marocchine - ragione per cui credo che preghi un Dio diverso dal nostro, non ne sono sicuro, ma in fondo è relativo. Il camionista invece è un ragazzo di origini romene di ventinove anni che si chiama Ion Purice: l'hanno identificato ieri, un paio di giorni dopo l'incidente.

Perché Ion era ripartito senza dire niente: passava di là, ha visto e capito quel che succedeva, si è fermato, ha fatto quello che era necessario. Il gigante, il fisico massiccio del tir, che difende la bambina da altre auto che potevano investirla: lei là, in mezzo alla carreggiata.

E insieme a Ion, si sono fermati un gruppo di volontari della Croce Rossa, che, manco a dirlo, andavano tutti insieme in pulmino a partecipare alle gare di primo soccorso lì vicino. Visto quello che succedeva, sono scesi e intervenuti, rianimando la bambina, hanno aspettato l'autoambulanza per l'ospedale, e poi sono ripartiti anche loro verso la destinazione originale: hanno anche vinto le gare regionali.

Ognuno per la sua strada, semplicemente. Riflessi pavloviani di umanità, che magari ormai ci manca, da qualche parte s'è persa, s'è nascosta. E ci stupiamo di quella che dovrebbe essere la normalità, la regola, senza eroismi e gesta mitologiche, senza pensare al dopo, senza chiedere podi, premiazioni, onori: l'onore di essere una brava persona, ha un podio quotidiano. Ci si sale tutte le mattine, davanti allo specchio, chiusi in bagno, dove nessuna corona e nessuna coppa reggerebbe il confronto con l'unico pubblico presente. Il più attento di tutti.

Lasciando i giornali pieni di scritte "Eroi": ma più di essere eroi, non si tratta di esseri umani?



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