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venerdì 6 settembre 2013

Il carro del rottamatore

Avevo detto con me stesso - lo so che le mie elucubrazioni personali hanno un interesse relativo, ma la cosa ha un ruolo nel dipanarsi di questo post - che nel mese di agosto la politica sarebbe stata destinata in un angolo.

L'ho fatto. Senza perdermi niente - questo è il ruolo, e serve a dire che la discussione politica italiana sta andando avanti con una pigrizia tremenda, stancamente ancorata a questioni ormai mitologiche. La patologia cronicizzata del berlusconismo, si abbina alle invettive di Grillo (a giro, contro chi passa, anche se un avversario preferenziale #adesso, a quel che ho capito, l'ha scelto: d'altronde si sa che lui fa così), all'indecisione morbosa del Pd, e al solito Renzi sì o Renzi no.

Dunque chiudo i giornali, o meglio le notizie di politica - quella dei partiti -, un mese fa e mi ritrovo allo stesso punto, che nemmeno fosse una puntati di Lost, o di Beautiful forse. Secondo una personale applicazione del rasoio di Occam, la motivazione è da ricercare nella generale volatilità della discussione, rappresentata - eccezioni fatte - dalla weismanniana germinale pochezza di chi quella discussione l'impersona.

Ma questo sarebbe lamentela, sarebbe ozioso "son tutti uguali", al limite sarebbe qualunquismo: tutte cose che adesso tanto vale lasciar perdere.

Perché un lato buono c'è, e senza costruzioni troppo almanaccate si chiama Matteo Renzi. Tanto buono che - forse, e dico forse, unica novità, ma nemmeno troppo - ormai si sta assistendo al fenomeno sociale della salita sul suo carro: quello del vincitore, in pectore, o "del rottamatore" come l'ha definito Gramellini. Con il solito impennarsi delle considerazioni a latere, dopo che lo stesso Gramellini ha sdoganato - gran brutta parola - la questione.

Tralasciando il fatto che di solito di "vincitori in pectore" è pieno il lato del torto, tanto che Brecht dovrebbe restare in piedi, vi racconto una storia che è successa molto prima dell'editoriale di Gramellini - tanto per capirci, in tempi non sospetti. La storia è vera, così si scrive, e si presuppone che voi che state leggendo vi fidiate di quel che dico, altrimenti è un problema - per voi, non per me.

Questo storia racconta di un'associazione culturale del paese dove vivo, di aerea molto-renziana, composta da giovani molto in gamba, con una gran voglia di fare buone e belle cose - molte cose. Loro - a differenza mia che escluso quella X su quel nome non ho fatto altro - hanno anche affrontato con quell'entusiasmo che sappiamo, quelle primarie maledette.

Sono vicino ad alcuni di loro, per condivisioni di idee, non faccio parte dell'associazione per ragioni molto simili a quelle che mi avevano portato a "non leggere di politica in agosto" - diciamo che questo è l'agosto della mia vita politica, deluso come tanti, stanco come tutti.

Beh insomma, in questa associazione c'è stata un qualcuno - senza dire uomo o donna, alto o basso, bianco o blu - che si è "arruolato" con il chiaro intento di ripulirsi la faccia. Faccio notare, che quell'intento è "chiaro" perché quel qualcuno l'ha dichiarato, più o meno esplicitamente: come dire, "non è che sia renziano/a, ma Renzi va e dunque devo essere qui, se voglio continuare ad essere anche là". Il "là" è abbastanza individuabile in mappa e diciamo che corrisponde con la spendibilità pubblica - elettorale (?) - della propria immagine, che sai com'è il prossimo anno da noi ci sono le amministrative.

Questo succede e sta succedendo da un po': anche perché non credo nella straordinaria lungimiranza del protagonista - l'uso del maschile è per il neutro - della storia. Si diventa renziani non perché ci si sente accomunati da determinate visioni - per me l'aspetto liberale della sinistra, per dire, per un altro le merendine anni '90, potrebbe - o perché si crede fino in fondo in lui: ci si diventa perché è à la page. O meglio, perché serve: utilità - che dovrebbero farci un'app quelli di Apple, ché c'è un app per tutto e non vuoi farne uno per diventare renziano?

Una volta si parlava di ruoli "di lotta" e "di governo": ora non più, si diventa renziani per sopravvivenza.

Non c'è nemmeno convenienza, anche perché quel che dice Renzi adesso - dopo che ho riaperto quelle pagine di "interni" - è lo stesso di prima. L'intento di rottamar...no, il termine è desueto e ha creato diverse complicazioni: l'intento di rinnovare e di cambiare c'è e resta fermo lì, con l'obiettivo ben fisso su certi soggetti - faccio notare, purtroppo per noi, noi più giovani intendo, spalmati in tutte le fasce di età.

La speranza di certi allora, è di salire su quel carro e come diceva Gramellini di nascondersi tra la paia e spuntare fuori al momento opportuno. Dunque occhi ben aperti, ché sotto al sole le lame di certi coltelli luccicano.

Ma in fondo, va così e va bene così: perché quando salgono i clandestini, vuol dire che il carro va verso una meta migliore, buona, giusta.


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