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lunedì 30 settembre 2013

Detto con i numeri

Magari è perché ho studiato più cose come la matematica, la fisica e la chimica, piuttosto che altre. Magari è anche un po' per la fissa nel distinguere i fatti dalle opinioni - seppur legittime e di primo piano. Ma a mio avviso, ci sono situazioni che più che con le parole, vanno spiegate con i numeri.

Prendiamo questa che sta mettendo il dito nella piaga-Italia da sabato. Le dimissioni, richieste ed ottenute - con tutti i dovuti distinguo di una situazione in evoluzione e in cui la notizia semmai, è l'assenza di un asservimento totale al capo - dei ministri Pdl. Berlusconi se l'è regalate per il compleanno.

Tralasciando il fatto che magari si possa avere il dubbio che un tipo di 77 anni, vissuti tutti tirati a manetta, adesso possa iniziare a perdere qualche colpo - è umano, è fisiologico, ci può stare; ragione in più per cui non mi sembra poi così tanto il caso, ormai, di seguire sempre quel che dice, sempre e comunque. Ma la questione è grossa.

Quelle dimissioni hanno portato alla crisi di governo - che attualmente non c'è nei fatti, anche se per poco - e si trascinano dietro le parole di qualche giorno fa (il 18 settembre), in cui invece il settasettenne assicurava la fiducia al governo; in un loop allora, a queste è seguita l'apertura della crisi sabato, e lo smorzamento dei toni di domenica, in cui Berlusconi diceva che avrebbe comunque votato la legge di stabilità. Ricostruzione senza deviazioni, che quanto meno fa pensare in un'azione d'istinto, a vista, senza meta - poi magari torna anche buono il discorso dell'età, ma è un po' inelegante e lasciamolo stare.

Il motivo - ad essere benpensanti e a far finta che non si tratti di questioni personali - era o è, che il Pdl non voleva o vuole (chissà se vorrà) essere complice di un governo che aumenta le tasse. Che anche qui, se uno ci riflette, vien da pensare al più becero populismo, al peggior ruffiano verso gli elettori, al liceale che non vuol prendersi le responsabilità - lo spirito è giovane. Ma anche fosse questo, dichiarato per giunta, come ad andare ancora più in là della post-politica, verso una politica con le carte sul tavolo e ben in vista - salvo poi muoverle come "Mani di velluto", o'professore delle tre carte - qualcosa non va comunque.

Su tutto, come spesso accade, ci sono i numeri. I primi, frutto di un rielaborazione dei dati del ministero dell'Economia e Finanze (Mef), da parte dell'economista Prof. Baldassari, parlano chiaro sulla questione tasse e non richiedono commenti ma solo rapida visualizzazione.

via @gmariniello82

I secondo invece non richiedono elaborazioni accademiche: sono lì disponibili. Si tratta del dato Mediaset di oggi, che perde quasi 4 punti percentuali, segno che anche le aziende di famiglia cominciano a risentire di un certo tipo di atteggiamento - lo stesso vale per Mediolanum, berlusconiana per il 35 per cento, che perde altrettanto - non certo accattivante per gli investitori. (A supporto di questo, faccio notare che il Berlusconi moderato degli ultimi periodi, unicità storica per dire, aveva fatto recuperare 1 miliardo di capitalizzazioni al gruppo Mediaset).

Insomma, un fallimento basato sulle frottole. Il primo dato infatti parla del passato, il secondo guarda al presente: per la lettura del futuro invece, consultare viscere di colombe e becchi di falchi, perché quel che succede ormai non lo sa più nessuno - e non c'è retroscenista che regga, serve l'aruspice, o la NitroMemantina.


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