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domenica 11 agosto 2013

Su Anisakis e intronazione

Di due discussioni, due errori miei, durante due cene - tra un phubbing e un altro -, che mi piace specificare.

Usando questo spazio in uno dei tanti modi: quello personale, anche un po' autoreferenziale.

La prima riguarda una discussione che non so da dove sia partita, probabilmente dal cosa può o meno mangiare una donna incinta: a proposito, mille auguri, anche da qui, a chi sa lei - l'avevo detto che era roba personale, no?

Dunque parlavamo di toxoplasmosi e poi si è finiti a dire del pesce crudo - dove la toxoplasmosi non dovrebbe esserci, a meno di gatti che fanno il loro bisogni sulle cassette del pesce invece di mangiarselo, fanculando ogni stereotipo del "gatto-con-la-lisca-in-bocca"; oppure nel caso di gatti acquatici, per la cui fattispecie bisognerebbe correre a chiamare Piero Angela.

Del pesce crudo, dicevamo, che al di là del toxoplasma, può portarsi dietro diversi altri batteri, virus e robacce varie, che non sono proprio una manna per la nostra salute - anche per chi non è in dolce attesa. Su tutte l'Anisakis: lì era finito il discorso. E ci si chiedeva dove o meno si poteva trovare, nel senso in quali specie ittiche: Wikipedia riporta un elenco parziale (sono più di cento in realtà ): pesce sciabola, lampuga, pesce spada, tonno, sardine, aringhe, acciughe, nasello, merluzzo, rana pescatrice e sgombro.

Per dire che, innanzitutto non è vero (quello che dicevo io) che sul pesce azzurro non si trova, mi sbagliavo - sardine, aringhe, acciughe e sgombro sono pesce azzurro. Si trova anche sul tonno - non ne ero sicuro al cento per cento - come diceva Susanna, e come altrettanto diceva lei - io dicevo il contrario - si trova anche sul salmone. Anche se in modo più raro: a proposito parla questo articolo del Fatto Alimentare.

Seconda questione, seconda cena. Mentre sfogliavo una rivista (anche un po' vecchia), leggevo dell'incoronamento di Re Filippo del Belgio e delle lacrime della madre, Paola Ruffo di Calabria - il re Alberto vivente, ha abdicato tempo fa a favore del figlio e si era parlato di grosso segno di modernità.

Dunque su quelle pagine, si raccontava la cerimonia con la parola "intronizzazione", che noi (io e mio cognato Roberto) commentavamo ironicamente come errore, preferendo l'uso di "intronazione" - complice anche il fatto che quel giornale non era lo Spiegel, ma qualcosa come Di Più e che era sera, calda, stanca, con bambini intorno che urlavano.

E invece no: vocabolario Treccani alla mano, è giusto "intronizzazione", la cui definizione è
L’atto di far sedere in trono un sovrano o un pontefice, come parte (insieme con l’unzione e l’imposizione della corona) della cerimonia d’incoronazione. Nella liturgia cattolica, cerimonia simbolica, con la quale, a nome della Chiesa, un ministro autorizzato fa sedere in trono un dignitario per metterlo in possesso dell’autorità o dell’ufficio.
Intronare (da cui il nostro furbetto intronazione), sempre per dar diritto d'essere ai fatti,  significa "offendere l'udito, stordire con forte rumore". E noi l'altra sera, un po' intronati eravamo.

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