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martedì 13 agosto 2013

Stipendi d'oro? No, stipendi loro

Qualche giorno fa ho scritto sul "Perché bisogna pagare tanto i parlamentari". Ne ho scritto qui e riportato su Agorà Vox - quotidiano online di citizen journalism interessante, al quale mi sto dedicando con piacere.

Il pezzo, per così dire, ha fatto il suo lavoro. E cioè è stato letto, sia qua sia là (dove aveva un taglio leggermente meno personale per ragioni logiche). E poi - facendo il suo lavoro - ha generato diverse polemiche.

Polemiche attese, tutte già scritte, ma che sono comunque arrivate. Mi si accusava di aver dato una notizia parziale su quel che riguarda l'iniziativa britannica: non è così. Lo stipendio degli MP aumenterà, è un fatto. La contemporanea diminuzione di altri benefit - ben sottolineata sia nel post che nell'articolo - è un altro fatto, collegato ma diverso. Se questo comporterà un "peggioramento economico" del trattamento globale dei parlamentari Uk non l'ho calcolato - questione di cui mi si incolpava l'omissione. Ma più o meno credo che non sarà così. Il trattamento economico migliorerà, quello che peggiorerà e di gran lunga sono i benefit accessori.

Già, perché come se non bastasse il lauto stipendio, è risaputo - c'è quella parola "Casta" che da questi argomenti, ha preso i natali nel nostro ambito politico - che i legislatori godano di svariati privilegi. E si parla dei legislatori di tutto il mondo, sia chiaro: i nostri, italiani, come gli inglesi e come i ruandesi, per dire. Chi più chi meno - in Italia sempre verso il più, e anche di più.

I privilegi, i benefit, sono un immane costo: per capirci, il taglio di questi previsto dalla IPSA - la commissione extra parlamentare che ha deciso l'aumento degli stipendi dei MP - farà risparmiare molti più soldi alle casse di Sua Maestà, di quanto non le "svuoti" l'aumento della paga ai parlamentari.

In definitiva, rispondendo in modo parziale alla domanda di quel mio post: bisogna pagare tanto i parlamentari, perché così non c'è necessità di creare intorno a loro quella serie di "benefici" a titolo semigratuito, che compongono lo scheletro della Casta. Come dire, se hai un buono stipendio, potrai pure avere la possibilità di pagarti il barbiere, gli spostamenti con i vari mezzi di trasporto, le spese diare, e via dicendo. Questo farà l'Inghilterra: questo dovremmo fare noi . Sì, da noi occorrerebbe anche ritoccare al ribasso gli stipendi, perché su quello siamo di parecchio sopra alla media europea.

E questa sorta di spending  review sarebbe necessaria per abbattere i costi delle Camere - vi piace chiamarla Casta, vedete voi: a me no, è un parola che ha preso un'accezione populista e superficiale, rispetto a quella azzeccata di partenza.

A tal proposito, l'attualità della vicenda sta nella decisione della Camera dei Deputati di pubblicare gli stipendi, e dunque i costi, delle figure che incarnano questi privilegi - privilegiate anche loro. Si parla dei dipendenti.

Si scopre così, che il barbiere della Camera - se ne era già parlato tempo fa - continua a percepire qualcosa come 34 mila Euro netti l'anno come retribuzione di entrata, che raddoppia aumentando progressivamente, nell'arco di 20 anni e triplica in 30. Chi glielo spiega ad un insegnante che riesce a portare a casa se va bene 300 euro di aumento, solo a fine carriera?

Il Messaggero ha spulciato le tabelle e ne ha fatto un resoconto. Lo riporto, che non vale la pena di rifarlo di nuovo. Ecco che un elettricista e un commesso, percepiscono stipendi che sono cinque o sei volte superiori a quelli della media nazionale. Dice il Messaggero:
Basta compulsare le tabelle messe on-line sul sito della Camera, per verificarlo. Un operatore tecnico, la qualifica più bassa prevista e per la quale è richiesto solo il diploma in qualsiasi istituto professionale, appena assunto guadagna 30mila351, 39 euro (al netto degli oneri previdenziali) all’anno, che dopo 10 anni diventano 50 mila 545,28 euro, dopo 20 raggiungono quota 89mila 528,05 euro, e dopo 30 anni sono 121 mila 626,43 euro. Che fanno? Barbieri, elettricisti, centralinisti. Poi ci sono i commessi, o meglio: assistenti parlamentari: all’ingresso percepiscono 34 mila 559,94 euro (le cifre sono sempre al netto degli oneri pensionistici), dopo 10 anni hanno una busta paga da 50 mila 545,28 euro, dopo 20 da 89 mila 528,05, dopo 30 da 121 mila 626,43 euro. Ce ne sono 19 che lavorano a Montecitorio da più di 36 anni e guadagnano 127 mila 210,32 euro l’anno. Cifra che arriva a sfiorare i 200 mila euro considerati gli oneri previdenziali.
Più cresce la qualifica, più lievita lo stipendio: i collaboratori tecnici (che si occupano, per esempio, dei servizi radiofonici e televisivi) guadagnano dai 30 mila 619,24 euro iniziali ai 136 mila 301,46 euro di fine carriera. Ce n’è uno che arriva a 145 mila 875,47 euro. Oppure i segretari parlamentari: lo stipendio di partenza è 34 mila 875 euro, ma quattro dipendenti con questa qualifica intascano 149 mila 227,07 euro l’anno, mentre il loro decano guadagna 156 mila 185,02 euro.
Davanti a cifre così, il taglio delle indennità è poco più che un solletico: un vice assistente parlamentare superiore avrà 225,40 euro, un capo ufficio 378,30, un consigliere capo servizio 598.96, un vicesegretario generale 652,56, il segretario generale 662,02. Ma l’operazione trasparenza della Camera non è applicata ai ruoli apicali. Del segretario generale della Camera Ugo Zampetti (in forze da poco meno di un ventennio), si conosce soltanto il reddito d’ingresso, 406mila399,02 euro che, però, aumenta del 2,5% ogni due anni, come quello dei due vicesegretari, entrati alla Camera con una busta annua di 304mila847,29 euro.
Questi stipendi, momentaneamente bloccati fino al 2015, sono parte corposa del discorso: il motivo per cui un dipendente della camere come un elettricista debba guadagnare fino a quasi dieci volte - nel corso della carriera - rispetto ad un collega fuori, non si sa. E non c'è una ragione apparente.

Ma i costi lievitano e certe figure - vedi il barbiere - sono superflue e andrebbero eliminate. Se per dire, la manutenzione elettrica fosse affidata ad una ditta esterna che si occupa della gestione h24, vincendo appalti triennali al maggior ribasso, probabilmente si risparmierebbero diversi soldi. Altri se ne risparmierebbero, se il barbiere aprisse un negozio esterno a Montecitorio e affidasse il suo destino ad un'impresa propria e indipendente, dove magari per le sue spiccate capacità nel taglio, potrebbero andare molti clienti, tra cui i parlamentari.

E così via, che altrimenti si cade nel populismo ed il qualunquismo, di cui questo post potrebbe essere fonte.

Per dire, però, che la questione "costo dei parlamentari" dipende solo per una variabile dallo stipendio personale che questi percepisco. Il contorno è il grosso del problema.

La macchina, il sistema, è il vero peso economico. Lo stipendio dei parlamentari in sé, di ogni paese, deve comunque essere alto, per le ragioni che dicevo l'altro ieri.

Nel nostro caso è comunque troppo alto? Sì, è vero, non è in linea con le medie, quindi andrebbe ridotto.

Ma quello che viene fuori da quei dati, ci dice che il privilegio in Italia è molto ben mimetizzato, spesso anche lontano dai centri in cui si immagina comunemente di poterlo individuare.

Mettiamo bene a fuoco il bersaglio, allora: e cominciamo a colpire anche altrove, se vogliamo essere credibili.

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