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venerdì 9 agosto 2013

Perché bisogna pagare tanto i Parlamentari

Valentina Vezzali eletta alla Camera con Scelta Civica è la più assenteista del Parlamento italiano.

Scriveva l'altro ieri Mariagrazia Gerina sul Fatto Quotidiano:
Eh già perché impegnata a tirar di fioretto sotto i riflettori di tutto il mondo, negli atti della Camera dei deputati Valentina Vezzali risulta in “missione”. Una missione assai lunga che è iniziata a maggio e quasi coincide fin qui con il suo intero mandato. Dovuta al fatto che tre mesi fa Vezzali ha messo al mondo il suo secondogenito. Tanti auguri. Ma se le parlamentari neo-mamme hanno il diritto a essere considerate in “missione” per conciliare maternità e impegno politico, la missione continua per le onorevoli atlete tornate a combattere?
I dati raccolti da OpenParlamento - di Open Polis - sono impietosi, il numero di presenze sarebbe intorno allo 0.28 per cento. Praticamente la Vezzali non c'è andata mai: sia chiaro, il comportamento è legittimamente approvato dalla "Lettera circolare sulle modalità applicative delle norme del regolamento in materia di missioni (art. 46, comma 2)" del 21 febbraio 1996, normativa che regola le modalità di "missione" parlamentare.

La vicenda è stato commentata un po' da qualche quotidiano (oltre al Fatto), è rimbalzata su Twitter, ma senza troppa insistenza: e perché il personaggio in fondo - simpatie personali a parte - ci ha fatto sentire italiani, come spesso ci succede solamente per i successi sportivi. E perché quello stesso personaggio non è un grosso calibro, anzi continuando il paragone è una pistola ad acqua. Forse scivolone pop del professor Monti: una delle uscite dalla rappresentanza dell'élite - diciamocelo chiaramente - quasi mai riuscite.
L'argomento, non che mi interessi sul serio, mi è da proxy per parlare di un'altra questione. Simile, collegata per certi versi, che riguarda il Regno Unito, ma che per estensione riprende un discorso generico e generale che va ad interessare ogni paese parlamentare.

Lo stipendio dei parlamentari britannici sta per aumentare, e lo ha deciso una commissione indipendente istituita per ridurre i privilegi dei parlamentari.

Si chiama IPSA, che sta per Independent Parliamentary Standards Authority, ed è una commissione non parlamentare - indipendente, lo dice anche il nome - che è stata istituita nel 2009: il suo ruolo? Decidere sullo stipendio dei legislatori britannici per ridurre al limite i privilegi.

Sembra un controsenso dunque, quella che è stata ufficializzata l'11 luglio: una decisione che sta facendo molto discutere in UK e nel resto del mondo. Lo stipendio dei MP inglesi aumenterà di circa 8 mila sterline all'anno. Entro ottobre, data di entrata in operatività del piano dell'Ipsa, la paga annuale dei legislatori britannici salirà da 66mila sterline a 74mila (circa 85 mila euro). 

Su questo c'è già stato un giro di dichiarazioni che si sono inquadrate all'interno del contesto temporale che anche la Gran Bretagna sta vivendo. Il clima di spending review promosso dal chums George Osborne, ministro delle Finanze, non poteva che far registrare reazioni di contrarietà da tutti i fronti politici. Su tutti i leader, Cameron, Clegg e Miliband, hanno già detto che rinunceranno al loro aumento.

Va detto, per dovere di cronaca, che la proposta si inquadra all'interno di un piano più ampio che rivede svariati privilegi: saranno tagliati diversi altri benefit, tra cui principalmente quelli legati al sistema pensionistico. Tra le cose da tagliare ci sono il rimborso spese di 15 sterline per la cena quando le sedute parlamentari durano oltre le 19.30, i rimborsi per i taxi, quelli per le spese delle seconde case per i parlamentari che si devono trasferire a Londra e il “bonus” di circa 65 mila sterline che finora veniva dato ai parlamentari uscenti che non venivano rieletti. Sostiene l'Ipsa che a fronte di un costo netto legato all'aumento salariale di 500 mila sterline, si risparmierà qualcosa come 7 milioni entro il 2015 (a tal proposito rivendicano di averne fatti risparmiare ai contribuenti circa 35 milioni, dall'inizio del proprio incarico).

Si diceva del perché occorre pagare "tanto" i Parlamentari, dunque. La necessità è essenzialmente legata a due motivi, più un terzo aspetto di fondo. 

Partiamo da questo: i Parlamentari svolgono un ruolo fondamentale, di grossa responsabilità e di profonda importanza sociale. Fanno le leggi, propongono discutono approvano, quelle che saranno le norme che regolano la nostra vita. Dal non fumare nei locali pubblici, alle procedure per essere soccorsi in Ospedale, al bere acqua non tossica, all'avere la corrente elettrica per illuminare le nostre stanze. Sono d'accordo che spesso su argomenti del genere ci siano stati grosse inadeguatezze, errori, incompetenze e perché no corruzione e scandali: questo che sto facendo però è un altro discorso, è un discorso di modi e metodi, che presuppone che tutto vada bene. Presuppone cioè, che i Parlamentari facciano il loro lavoro, con responsabilità e dedizione, preparazione e studio, disciplina e integrità. Lo facciano bene, per farla breve.

Di responsabilità e dedizione, allora, si parla nel primo dei due motivi: riguarda l'impegno con cui quei parlamentari devono ottemperare al loro ruolo. Impegno continuo, incessante, imprescindibile. C'è un problema dietro questo aspetto che interessa in questo momento il Regno Unito - ma non solo - su cui anche Miliband in quel discorso sui sindacati di pochi giorni fa è intervenuto. Diceva Ed Miliband: "Gli inglesi si aspettano che i loro rappresentanti in Parlamento li rappresentino, e rappresentino la nazione, nessun altro. Capiscono che i parlamentari abbiano bisogno di mantenersi in contatto con il mondo oltre a Westminster, e che scriveranno sempre articoli e terranno sempre discorsi. Ma può essere giusto che le regole permettano loro di guadagnare centinaia di migliaia di sterline dalla pratica privata dell’avvocatura, quando si suppone siano parlamentari? O da aziende esterne, senza una qualsiasi forma di regolamentazione? [...] Gli inglesi devono essere sicuri del fatto che i loro rappresentanti in Parlamento lavorino per loro. Essere un parlamentare non dovrebbe essere un lavoro extra. È un privilegio ed un dovere. E le regole devono riflettere tale condizione".

E spiega bene la questione: un Parlamentare deve guadagnare tanto mentre fa il parlamentare, perché in quello si deve concentrare senza spostarsi verso interessi personali di nessun altro genere - visto poi che quegli interessi è facile che gli passino davanti caldi fumanti e che gli facciano venire l'acquolina in bocca.

Per esempio, deve essere talmente convito di farlo da rinunciare ad una brillante carriera sportiva. I mondiali di scherma, per dire, o di bocce non fa differenza. E sono d'accordo sull'obiezione che la convinzione del caso, non debba arrivare soltanto dalla remunerazione. C'è qualcosa di più, qualcosa di più alto - quel "salire in politica" per dirla alla Monti, appunto, che rappresenta un'elevazione dello spirito civico, dell'anima al limite. Ma pecucnia non olet

Dell'acquolina in bocca adesso: perché l'altro di quei due motivi, riguarda proprio questo. Guadagnare tanto tiene lontano dalle tentazioni della corruzione: lo so, non dovrebbe essercene bisogno, perché "l'etica viene prima delle leggi, ne è il presupposto" come disse una volta Curzio Maletese, ma anche vero che "i politici hanno un'etica tutta loro, ed è un gradino sotto a quella di un maniaco sessuale" come disse forse più propriamente nel caso, Woody Allen. Insomma, continuando con le citazione e mettendoci in mezzo San Paolo, "lo spirito è forte, ma la carne è debole", figuriamoci poi se anche lo spirito non è che sia proprio granitico. Per dire, allora, che se un parlamentare prende parecchi soldi, non dovrebbe avere bisogno di cedere ad altre proposte torbide. Corruzione, tu chiamala se vuoi.

Non dovrebbe.

Detto ciò, evitate commenti scontati: qui si fa un discorso di forma, di funzionamento e più o meno d'idealizzazione del sistema. Il piano è: alti compensi, minori benefit, meno The Casta. Ossia: hai già un buono stipendio, non serve che ti paghi tanti soldi per la diaria, per dire. O, nel caso nostro, che ti dia tessere gratuite per il treno, lo stadio - che adesso non dovrebbe esserci più - o quant'altro. E poi la pensione e via dicendo, la buvette da tre stelle Michelin, le auto di Stato, il barbiere e quel che volete. 

Insomma, abbattere i privilegi dei parlamentari, non passa necessariamente dall'abbattere il loro stipendio netto. Quello per quelle ragioni sopra dette, serve alto: è quello che c'è di contorno il problema.

So che con questo post sarò stato impopolare, ma è comunque meglio essere impopolari che populisti. 

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