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lunedì 19 agosto 2013

Non di soli slip bianchi è fatto l'uomo

Alberto Mucci ha scritto per Linkiesta un pezzo in cui critica i giovani italiani, il loro provincialismo e il loro essere mammoni, la loro "incapacità di fare un po’ di resistenza" a tutti quei precetti sociali e vecchi costumi: motivi della crisi italiana - per certi versi ineccepibile.

Scrive che di questo è paradigma - o anche conseguenza - l'abitudine di "indossare slippini bianchi". Al di là del fatto che vincere uno stereotipo - il giovane mammone italiano - con un altro stereotipo - il giovane italiano che tutto il mondo vede come mammone -, non mi faccia impazzire, va valutato anche che ci sono molti che quel tipo di mutande le scelgono. Legittimamente.

In questa sorta di metonimia - la mutanda per la crisi - si dimentica infatti di dire che le mutande bianche sono simbolo di educazione, sovrannazionalità, buon gusto, pulizia. Colore naturale della biancheria, rivoluzione del conformismo e della normalità, in un mondo di boxer leopardati.

Perché c'è chi ha scelto e sceglie: chi nonostante non sia andato a vivere lontano centinai di chilometri dalla casa dei genitori, quelle mutande se le compra comunque da solo. E comunque, continua a sceglierle perché le trova comode, confortevoli, e più di tutto, gli piacciono.

Per dire, allora che colore e modello contano relativamente. È quel che c'è intorno l'importante, e ancora più quel che c'è dentro.

Poi sì, lo staff dalla mia bettola - rigorosamente di provincia - preferita, mi suggerisce che conta anche saperlo usare, ma questo poi è un altro discorso.

Sull'argomento s'è tuffato con un triplo carpiato con avvitamento Daniele Ridolfi - che nemmeno se sotto ci fosse un materasso Ikea (ma questa è una storia che per il momento sappiamo io e lui) -, che di mutande se ne intende e anche un po' di vivere.

Ricevo e ripubblico volentieri senza alcun tipo di editing - come dicono quelli che portano mutande con la scritta Superman proprio lì.

L’Italia è in mutande e noi che facciamo? Da buoni Italiani (io all’estero come aggravante) filosofeggiamo sul colore. Ottimo.
Tante cose vanno chiarite. Vanno messe a manuale.
Per filosofeggiare di mutande c’è sempre bisogno di un esperto, uno che le ha provate tutte e per ogni tipo di motivo, che a volte è anche bene non chiedere.
Sono uno di quelli.
Ci tengo a ribadire che gli slip bianchi con la scritta sex io non ce li ho mai avuti e non ce li avrò mai.
Nonostante ciò sono un agguerrito sostenitore dello slip per ragioni così semplici che lasciano di stucco: s: li trovo il mio habitat ideale. Snello, leggero, essenziale. Un po’ come me.
Vivo all’estero da quasi dieci anni e la scelta delle mutande la dice lunga su quanto ti conosci, quanto ti prendi cura di te stesso e soprattutto di cosa fai nella vita. Non mi riferisco al curriculum vitae ma come vivi. Ogni attività ha il suo slip. Non sempre ma dovrebbe.
Mi ricordo i tempi in cui c’era solo la distinzione mutande buone da quelle per occasioni speciali. Per occasione speciale non mi riferisco a capodanno…bhe si anche quello. Anyway.
È quando perdi l’innocenza per gradi. Ammettiamolo, tutti abbiamo cominciato ad appartare le mutande infantili da quelle da “trombo”. Non c’è bisogno di essere un genio della Silicon Valley per imparare il tempismo e una scelta. A tutte le età.
Non è obbligatorio farsi vedere con le mutande di “tutti i giorni” al primo appuntamento, anche se quelle ti fanno stare comodo… si tratta di uscire dalla zona di comfort. Di questo parlano i nuovi guru del social.
Poi se capita che una giovane focosa si precipiti ad abbassarti i pantaloni senza preavviso non credo che minimizzi troppo sul ricamato dell’elastico.
Boxer non ce la faccio. C’ho provato, parecchie volte. Mi danno fastidio, si ammucchiano, tutto è così aleatorio, destra, sinistra, su e giù. Forse in estate, o quando il cassetto piange e la lavatrice si è dimenticata di partire (guarda un po’).
Magari quelli più aderenti. Preferisco il controllo, avere tutto al posto giusto, nei giusti ranghi, a costo di sentirsi un po’ stretti a momenti, ma con buoni propositi per il futuro. Anche quei boxer sono in minoranza, forse troppa lycra, o troppo sintetico l’elasticizzato. Dipende. Magari una marca c’è. Come se passassi le giornate a cercare mutande in giro. Almeno non per me. Perciò slip.
La scelta è una filosofia. Non è un gusto come per le donne o chi come loro. Se poi mi sbaglio chiedo venia. Mi rendo conto che conta un po’ come vivi la vita: di fretta, con calma, sedentario, sportivo, ubriacone, sobrio, umile, spavaldo e via dicendo. Io sono di quelli che lascio decidere in questo caso, come nella maggior parte dei casi a lui. Lui, lui. Il tuo gioiello. Gli uomini non devono ragionare con la testa. Sì, bisogna ammetterlo, una persona con un livello alto di coscienza, una istruzione medio alta… sceglie a cazzo.
Non a caso, proprio a cazzo, cioè ascoltando le necessità del tuo gioiello. Non c’è santo, né rivista, né esperto che tengano.
Un esempio. Per lungo tempo ho avuto solo mutande nere. Slip e boxer aderenti. Era una questione di praticità, lavoravo con una compagnia di teatro di strada. Ci si cambiava in mezzo la strada. Era un po’ essere neutri. Ci si provava. Il nero sfina tra le altre cose. Onde per cui, per pigrizia d’acquisto erano tutte nere.
Ma poi tutte le epoche volgono a un epilogo. Torna la primavera, c’è una necessità di colori e varietà.
Ho avuto un trauma nel comprare le mutande da intimissimi perché che ci provavo spudoratamente con una commessa. Poi ti viene a cercare a casa il ragazzo. Un casino puttano per avermi venduto tre par di mutande colorate… figurarsi se gli dicevo anche che me le aveva misurate!
Al giorno d’oggi sono un compratore sempre sobrio, il colore va dal nero (impeccabile nel teatro) ai colori stagionali come verdi, celesti, grigi, Che poi fanno pan-dan con la maglietta, il completino. Non ti interessa mai comprare il completino ma poi ti ricordi che serve un outfit cheek to cheek. Nel cinema sarebbe come la presentazione del personaggio.
La cosa più importante, sopra ogni scelta, è il tipo di aderenza. Queste cose non le sanno le commesse. Non le possono sapere, e se le sanno non sanno come spiegarlo. È esperienza sul campo. È un viaggio. Per chi lo ha voluto fare sa che per ogni giorno della settimana, per ogni occasione hai le tue mutande giuste. Più dure, più morbide, più lente, più colorate, più fashion… più nuove, più vecchie e più fortunate.
Lo slip fortunato meriterebbe un capitolo in una enciclopedia delle cose inutili.
Ho scelto di non averne più. Perché non amo la statistica. Una mutanda fortunata lo è al 100%. Ne arriva una ogni 10 anni.
Difendo gli slip a spada tratta. Anche in piscina. In Spagna i costumi da bagno slip li chiamano turbo. Li adoro. Ora. A 14 anni andavo in giro con dei boxer fino la caviglia. Affoghi ma è cool. Oggi anche in spiaggia mi mantengo “turbo”. Nuoto. Non sono un campione ma nuoto per nuotare, per farse qualche traversata di un chilometro e mezzo nel mare. Penso che la moda conti poco quando hai altri obiettivi. Quando sei concentrato in un risultato più che dall’estetica.
Gli slip sono ottimi. In spiaggia t’abbronzi di più (anche se il segno dell’abbronzatura ti fa la mutanda più divertente del mondo).
Credo che gli italiani hanno diversi problemi con il sesso. Le mutande hanno a che vedere. Non so come. È una cosa di pudore con un po’ di moda sopra. Per quanto riguarda le donne lo trovo molto erotico questo gioco. Roland Bartes diceva che l’erotismo è nel limite. Lì dove i pizzi. Lì dove l’opinione pubblica aspetta una mossa falsa per dire: puttana, puttaniere. Lì, in basso dove non sai risolverti.
Ma lo sai che ci sono mutande con l’imbottitura? L’ho appena scoperto.
Ed io che ancora metto la pera nei pantaloni come Amendola in “Colpo gobbo a Milano”.
Mi a madre per natale mi regala mutande, lo so, lo ammetto. Sbaglia la taglia: stretta. Che dire, mi vede ancora un bimbo. Ma apprezzo, le lascio per le sessioni di allenamento, dove tutto è ultra-contenuto. Accetto il regalo. Mi rifiuto di andarle a cambiare (da intimissimi tra l’altro e visti i precedenti).
Alla mia ragazza piaccio con gli slip bianchi immacolati senza scritte (il mio unico paio), guarda un po’ la vita…forse lei è una tradizionale. Forse ci vuole pure il fisico per portare gli slip ammettiamolo. Non il fisico del modello pubblicitario ovvio.
L’importante è che siano pulite. Sembra una banalità, ma poi ci sono persone che non ci stanno dietro e non si sa mai. E poi come diceva nonna, se ti succede qualcosa e ti portano all’ospedale, bisogna uscire puliti tutti i giorni. Chissà cosa diranno i dottori, si drogava, rubava a i poveri, andava e picchiava e puttane e si azzuffava con gli extra-comunitari senza permesso, non si capisce come possa essere finito all’ospedale. Sì, è vero, ma guardate che mutande pulite che ha! I valori di una volta!
E per finire dopo aver esagerato con lo scrivere impunemente sull’importanza di mettersi le mutande voglio congedarmi con un pensiero molto importante sullo smutandarsi ovvero l’arte di girare in mutande:
“La smutandata per casa è l’espressione massima di libertà con se stessi”.
Quando si comincia a filosofeggiare sul popolo in mutande, la rivoluzione è vicina. A patto che ognuno sappia dove tiene i propri coglioni.




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