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martedì 27 agosto 2013

Metti una sera a cena

Era il 2009: John Kerry e Bashar al-Assad.

Anzi, i Kerry, ospiti a Damasco, fuori a cena in un ristorante della città vecchia con gli Assad. In quell'occasione, l'allora senatore - ora Segretario di Stato - dichiarò come Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato americano: "La Siria è un giocatore fondamentale nel portare la pace e la stabilità nella regione".

Assad a cena con Kerry 
Raggiunta da BuzzFeed per commentare le foto che uscirono della cena suscitando polemiche, l'allora portavoce del senatore Kerry, Jodi Seth - attualmente Policy Communications a Facebook -, dichiarò: "Kerry è uno dei migliori surrogati del presidente Barack Obama sulle questioni di politica estera".

E Kerry continuò la sua attività, tanto che a inizio 2011 disse: "Beh, io personalmente, credo che - voglio dire, questa è la mia convinzione, va bene - ma il presidente Assad è stata una persona molto generosa con me, nei termini delle discussioni che abbiamo avuto".

Dal 2009 al 2010 la politica dell'amministrazione Obama  nei confronti della Siria è stata d'apertura, cercando col dialogo l'allontanamento dall'influsso iraniano: Kerry giocò un ruolo fondamentale, anche per la carica che ricopriva già, e per la fiducia di Obama nelle sue capacità diplomatiche - confermate con la nomina a capo del Dipartimento di Stato. Poi, intorno alla metà del 2011 la posizione cambiò - anche se con poca convinzione - e Kerry stesso alzò i toni dichiarando con riferimento al conflitto fiorente: "la brutale repressione in Siria rischia di finire fuori controllo e portare a uccisioni di più civili".

E infatti la situazione è finita fuori controllo e i civili morti arriverebbero a cento mila e adesso sembra anche con l'uso del nervino - dico sembra, anche se è quasi certo, però l'ultima volta che uno degli Skull and Bones parlò d'armi chimiche e di distruzioni di massa finì maluccio (Iraq, remember?), anche per quel prankster poveretto. Tutto senza che gli Stati Uniti ne avessero azzeccata una: prima il regime pragmatico era un interlocutore con cui cenare, poi Assad doveva lasciare, poi è scoppiata la guerra e gli aiuti ai ribelli sono arrivati tardi e male, quasi inutilmente. 

L'Iran, che con la Russia difende le posizioni di Assad, dice che stanno vincendo loro - cioè la teocrazia degli ayatollah.

Conferme di una politica internazionale non proprio eccellente - e ce ne sarebbero altre, per esempio sulle primavere arabe, e sull'Egitto di adesso. Fusione tra realpolitik e isolazionismo, metodo per distaccarsi da tutto ciò che non intacca gli interessi americani.

E soprattutto, Assad che a quella cena poggiava i gomiti sul tavolo, non è un gran maleducato?!


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